Al Gore presidente degli Stati Uniti? Sempre più democratici lo vogliono dopo il nobel per la pace

Potrebbe l'assegnazione odierna del Nobel per la pace all'ex-vicepresidente americano Al Gore, convincerlo ora ad entrare in corsa per la nomination democratica alla Casa Bianca?



Potrebbe l'assegnazione odierna del Nobel per la pace all'ex-vicepresidente americano Al Gore, convincerlo ora ad entrare in corsa per la nomination democratica alla Casa Bianca? Un comitato per la nomina di Al Gore ha acquistato una pagina intera sul New York Times del 10 ottobre 2007, pubblicando una lettera aperta indirizzata all'ex vice di Clinton, in cui gli si scrive "Sappiamo che sei disinnamorato della politica, e che hai tutti i motivi per esserlo. Ma sappiamo che ami ancora il tuo paese, ed il tuo paese ha ora bisogno di te, così come il tuo partito, ed anche il pianeta per la cui salvezza ti stai battendo così duramente."

Secondo il sito http://www.draftgore.com/, che ha acquistato la pagina sul New York Times, 167 mila le persone hanno già firmato la lettera aperta a Gore.

Una risposta affermativa di Gore farebbe gioire migliaia di democratici non troppo entusiasti dell'idea che un altro Clinton vada ad occupare la casa più nota d'America.  Molti democratici non hanno perdonato all'ex-first lady e senatrice di New York di aver votato nell'ottobre 2002 a favore della concessione dei poteri di guerra al presidente George W. Bush, aprendo la strada all'invasione dell'Iraq nel marzo 2003.  Altri trovano inaccettabile il suo carattere spigoloso e autoritario.  Sono in molti che non gradiscono il suo spostamento verso destra, dove tenta di trovare consenso fra i conservatori.  In breve, sono tanti i democratici che nutrono dubbi sulla candidatura della Clinton, e vorrebbero vedere Al Gore in corsa, o quantomeno, un Barack Obama più forte.

Il fattore Hillary preoccupa i democratici anche perchè la profonda avversione nei suoi confronti da parte di molti elettori conservatori funge da collante in casa repubblicana.  L'antipatia nei suoi confronti riesce ad unire i conservatori più di quanto le differenze su gli altri temi riescono a dividerli.  In un sondaggio di poche settimane fa, condotto fra elettori di fede repubblicana, oltre il settanta per cento ha dichiarato che voterebbe per qualsiasi repubblicano pur di battere Hillary. Nessun altro argomento riesce ad unire così tanti repubblicani.

Mentre si aspetta un'improbabile decisione di Gore di scendere in campo, si possono analizzare gli ultimi risultati sulla raccolta fondi e sui sondaggi più recenti.  Durante il terzo trimestre di quest'anno, Hillary Clinton, ha battuto tutti i candidati, democratici e repubblicani nella raccolta dei fondi per la campagna elettorale, con 27 milioni di dollari, contro i venti di Barack Obama, gli undici di Rudi Giuliani e i dieci di Mitt Romney.

Anche nei sondaggi, la Clinton è in testa, sia nella competizione per la nomination democratica, sia nel confronto con Rudi Giuliani, il primo fra i repubblicani.  Nell'ultima misurazione del 11 ottobre 2007, condotto per Fox News/Opinion Dynamics Poll, la Clinton è avanti con il 50 percento contro il 18 di Barack Obama, e l'undici di John Edwards, fra gli elettori democratici.  Lo stesso sondaggio indica Rudy Giuliani al 29 percento, seguito da Fred Thompson a 16, John McCain a 12, e Mitt Romney a 11, fra gli elettori repubblicani.  Per la presidenza, l'ultimo sondaggio dell'Abc News/Washington Post del 30 settembre, da Hillary Clinton vincente nello scontro diretto con Rudi Giuliani per 51 a 43.

Manca poco più di un anno allo svolgimento delle elezioni presidenziali USA del novembre 2008, e anche se i sondaggi del momento sono tutti favorevoli a lei, la senatrice Clinton dovrà fare tesoro delle lezioni impartite dalla storia recente.  I sondaggi possono cambiare fino all'ultimo, come quando fino all'agosto 2004, John Kerry, lo sfidante democratico, sembrava avviarsi ad una facile vittoria contro il presidente Bush, con almeno 5 punti di scarto.  Poi, dopo la convention nazionale del partito repubblicano, che terminò il 2 settembre 2004, Bush recuperò totalmente lo svantaggio, vincendo la presidenza per 50,7 percento a 48,3. 

La Clinton dovrà, a questo punto, attendere le decisioni di Al Gore, che, forte del Nobel appena vinto, potrebbe scendere in campo, stravolgendo così gli equilibri in casa democratica, con un inevitabile effetto sui sondaggi.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il