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Cartelle Equitalia: rottamazione 2017 Governo renzi Stabilità-Bilancio 2017. Chi non deve pagare più, regole, interessi, esempi

Per quanto tempo rimarrà aperta la finestra della sanatoria? E come metterla con i contribuenti che hanno già pagato il 70-80% della cartella?




Inizia a diventare più chiaro il piano del governo di dire addio a Equitalia nell'ambito della prossima legge di Bilancio. In prima battuta la rottamazione delle cartelle sarà su tutte quelle ricevute fino a fine 2015, mentre sul 2016 è ancora in corso il confronto interno a Palazzo Chigi. Stando a quanto spiegato dal viceministro dell'Economia, rimarranno l'importo dovuto a titolo di imposta e l'interesse legale, che è molto basso. In buona sostanza, sanzioni e interessi di mora, che possono far schizzare il debito fino al 200% rispetto alle tasse evase, saranno cancellate. Verso la cancellazione degli eventuali reati penali connessi all'illecito amministrativo purché il procedimento non abbia portato all'apertura del processo.

Si potranno rottamare tutte le imposte tranne l'Iva perché è comunitaria e forse le multe automobilistiche. Ma ci sono alcune domande ancora senza risposta. Per quanto tempo rimarrà aperta la finestra della sanatoria? E poi, i contribuenti che versano a rate e hanno già pagato il 70-80% della cartella con interessi e sanzioni possono aderire alla nuova regolarizzazione? Il punto è che ogni anno mancano all'appello circa 109 miliardi di imposte. In media il 24% dei tributi dovuti non finisce nelle casse dell'erario. Molte le ragioni. C'è chi non fa proprio la dichiarazione dei redditi o ignora il dovere di pagare.

Ma ci sono anche 12,4 miliardi di tasse che non arrivano al fisco per errori fatti o perché il contribuente inciampa nelle difficoltà della crisi e, dopo aver dichiarato quanto pagare, poi non riesce a farlo. La lotta all'evasione rimane così una delle necessità dell'Italia. L'ultima relazione stilata da una apposita commissione insediata al Ministero dell'Economia, ha aggiornato i dati. Emerge che tra il 2012 e il 2013 l'evasione delle grandi imposte è salita di altri 2,5 miliardi. E che, anche se i risultati del contrasto ci sono considerato che le Entrate hanno incassato circa 15 miliardi nell'ultimo anno, il fenomeno rimane ancora difficile da sradicare.

Alcune categorie di contribuenti mostrano una scarsissima propensione alla fedeltà fiscale: sull'Irpef di lavoratori autonomi e micro imprese, ad esempio, la propensione al gap come la chiama la relazione si attesta al 59,5% nel 2012-13 e sfiora il 60% l'anno dopo: come dire, oltre la metà dei redditi attesi evapora. Forse non è un caso allora che nel 2014 l'Iva risulta l'imposta con un tax gap maggiore e che quest'anno ha dato i maggiori risultati dopo l'introduzione di alcune misure di contrasto.

L'evasione, spiega la relazione al Parlamento, valeva 39,9 miliardi in media nel 2012-13, ma poi è salita a 40,2 nel 2014. L'Irpef ha un tax gap di 31 miliardi, ma di questi 27,2 nel 2012-13 e 30,7 nel 2014 sono relativi all'Irpef di autonomi e mini imprese. Chiaro che il lavoro dipendente paga le tasse con le trattenute. Ma anche tra questi contribuenti ci sono gli irregolari (chi lavora in nero) che non pagano e il loro tax gap sfiora quasi i 4 miliardi. È un importo analogo all'Imu che dai 4 miliardi del 2012 è passati ai 5,3 miliardi del 2014 di divario rispetto all'imposta dovuta. In base all'ultimo dato il 27% degli importi non vengono pagati: a spanne è come se oltre un cittadino su quattro non l'abbia versata.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il