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Referendum Costituzionale 2016: atteso primo verdetto tra oggi e domani primo ricorso. Le previsioni, cosa si deciderà

Sono diversi i possibili scenari per il voto costituzionale. I giudici amministrativi potranno seguire tre strade.




Quella di oggi potrebbe essere la giornata decisiva del verdetto del Tar del Lazio sul referendum costituzionale. Il ricorso è stato presentato da Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, che contestano la formulazione del quesito del 4 dicembre. Quali sono le previsione e cosa si deciderà? Sono tre i possibili scenari. Il primo è la pubblicazione di un’ordinanza, ll secondo è una decisione direttamente con sentenza, il terzo è un rinvio della decisione al 26 ottobre quando al Tar arriverà un autonomo ricorso presentato dal Codacons.

Nell'attesa di una decisione, Pier Luigi Bersani lancia un nuovo aut aut al premier: "O si rottama l'Italicum o si ferma la riforma costituzionale. Se non si cambia l'Italicum bisogna fermare la riforma costituzionale. Questo è un problema di democrazia, l'ho sempre pensata così" dice l'ex segretario del Partito democratico, che è pronto a votare No al referendum e spiega perché: "Non ci sto che il combinato tra Italicum e riforma costituzionale ci consegni un cambiamento radicale della forma di governo". Ma a dare un dispiacere a Bersani questa volta è il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini: "Non credo sia possibile rottamare l'Italicum. C'è stato un voto in direzione per modificare la legge elettorale, votata in Parlamento, e non si può tornare indietro".

Ma a sparare sul referendum ci ha pensato soprattutto Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle, che dal suo blog ha invitato gli elettori ad assaporare la piacevolezza del no: "Il No che noi diciamo è la più alta espressione della politica che si può avere oggi". A un mese e mezzo dal referendum, i sondaggi diffusi durante l'ultima puntata di Porta a Porta danno in vantaggio il No. Secondo Ipr Marketing è al 51,5% mentre il Sì è al 48,5%. Secondo l'Istituto Tecné, invece, i No sono al 52% contro il 48% dei Sì.

Ieri è tornato in campo Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, annunciando un No deciso, come gli aveva chiesto di fare Matteo Salvini, numero uno della Lega, come condizione per riaprire il dialogo nel centrodestra. E soprattutto rilanciando il progetto di larghe intese per lavorare a riforme condivise. Il fronte del No si allarga ulteriormente con l'adesione di Mario Monti. La giornata si è aperta proprio con l'ex premier che annunciava la sua decisione, motivata dalla politica economica del governo. Monti non vuole legittimare "un metodo di governo fatto di bonus fiscali, elargizioni mirate o altra spesa pubblica". Il contrario del rigore nei conti pubblici da lui praticato.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il