Mediobanca: le banche protagoniste e il difficile puzzle di partecipazioni da sistemare

Il puzzle di Mediobanca si va lentamentemente e faticosamente ricomponendo dopo il terremoto causato dalla maxifusione di Unicredit e Capitalia



Il puzzle di Mediobanca si va lentamentemente e faticosamente ricomponendo dopo il terremoto causato dalla maxifusione di Unicredit e Capitalia. La nuova immagine del potere finanziario in Italia che ne trasparirà deve assomigliare il più possibile all’originale e per questo si studiano nuovi accordi, si modificano i vecchi e si controllano il più possibile coloro che nel salotto di Piazzetta Cuccia non sono graditi. Ricorda tanto quel motto di Tancredi nel gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

L’ultima arrivata nella folta schiera degli interessati a un pezzettino del 9,39% del capitale di Mediobanca messo in vendita da Unicredit è la tedesca Sal Oppenheim, una delle più importanti private bank d’Europa con circa 138 miliardi di euro di asset in gestione. Oggi, all’uscita dalla riunione del Consiglio di Sorveglianza di cui fa parte, Tarak Ben Ammar ha confermato l’interesse per la quota in vendita di Mediobanca di Popolare di Vicenza, Mediolanum (che aspira a raggiungere il 3-4% del capitale sociale), Benetton (che vorrebbe il 2%) e Sal Oppenheim (che entrerebbe con l’1%). Confermato anche l’interesse del gruppo C (azionisti stranieri) a un crescita all’11% del capitale di cui l’1% riservato a un nuovo socio che potrebbe essere appunto Sal Oppenheim.

A proposito di Mediolanum è forse utile spiegare perché per salire al 3-4% di Mediobanca è necessario che Piazzetta Cuccia prima venda le proprie quote della stessa Mediolanum (1,96%). La vendita delle quote di Unicredit in Piazzetta Cuccia è infatti regolamentata dal provvedimento dell’Antitrust dello scorso 18 settembre (delibera lettera g punto primo).

In questo provvedimento si impone che queste quote siano cedute a pattisti di Mediobanca che operano nell’investment baking e/o nelle assicurazioni a condizione che questi non siano partecipati dalla stessa Mediobanca. È proprio il caso di Mediolanum che dunque ritorna “in regola” se non è più partecipata da Mediobanca. Qualcuno ha già fatto i conti su un’operazione che per Mediolanum realizza pure delle plusvalenze (da quasi 125 milioni) mentre per Mediobanca è economicamente svantaggiosa (minusvalenza potenziale da 13 milioni), ma utile alla stabilizzazione del suo azionariato. Alla fine l’importante è che l’equilibrio della storica banca d’affari rimanga intatto.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il