Walter Veltroni segretario del partito democratico italiano. Le reazioni

Veltroni segretario: le prime reazioni politiche



Il trionfo ( per la verità atteso) di Walter Veltroni, nella corsa a leader del Partito democratico ha, come prevedibile, portato con sè un codazzo di dichiarazioni e polemiche. Il commento più autorevole e senz'altro atteso è stato quello del premier Romano Prodi, il quale, intervenendo alla trasmissione di Radio Uno ‘Radio City' ha affermato che "se ieri fosse stato un fallimento, il governo saltava", aggiungendo che "il Pd è stato creato in un mare sereno, il successo di ieri lo rende ancora più sereno".

Prodi ha inoltre risposto a quanti paventavano che la vittoria di Veltroni potesse creare nella sinistra un'ambigua situazione di ‘doppio leader', asserendo che "la leadership forte può essere usata a sostegno del governo o contro. Io volevo una leadership forte, è venuta, stiamo bene e cominciamo a lavorare. Non si può fare ogni analisi politica pensando sempre che quello che è avvenuto possa avere dei rischi", dichiarando così di aspettarsi sostegno pieno all'azione di Governo, ma riconoscendo come non si possano per il momento fare previsioni circa il ‘come' verrà utilizzato il consenso popolare.

Sull'argomento ‘dualismo' interviene anche Piero Fassino, affermando come vi sia "una grande domanda di unità che ci viene dai cittadini. La maggioranza deve essere meno esposta a marcare le distinzioni e più a sottolineare i momenti di unità. Sono certo che il pd stabilizzerà ulteriormente la maggioranza e il governo", questa la dichiarazioni ‘a caldo', mentre nel corso di una intervista a Rainews24 il leader Ds, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, affermando che "il Corriere della Sera ci ha spiegato per 6 mesi che il Partito democratico era una operazione di nomenklatura, ora - non avendo l'onestà intellettuale di ammettere di aver sbagliato - oggi torna a parlare di nomenklature, continuando con queste stupidaggini", riconoscendo come ci sia "una classe dirigente che spesso è più ferma di quanto lo sia il Paese. C'è una richiesta di aprirsi alla società, alle ansie di un Paese in movimento. Un Paese che chiede alla politica di avere spazio", richiesta che a suo parere trova risposta nel Pd, sostenendo come ieri si sia data "una risposta al sentimento di antipolitica".

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, che commentando i risultati della consultazione ha affermato che: "Per quanto riguarda la leadership del Pd  mi sembra che questo andamento rappresenti per Walter Veltroni un'importante investitura che rafforzerà il nuovo partito e il Governo".

Anche secondo il presidente del Senato Franco Marini la consultazione di ieri "smentisce una disaffezione degli italiani alla politica"

Possibilista circa le potenzialità di Veltroni e del Pd anche il leader degli industriali Luca Cordero di Montezemolo, il quale ha dichiarato di aver "sempre stimato Veltroni come persona di qualità".

Intanto dal centrodestra si innalza il fuoco di sbarramento intorno al balletto delle cifre dell'affluenza alle primarie.

Così, secondo il senatore forzista Mario Ferrara "le primarie del Pd sono state una truffa mediatica di prim'ordine e il balletto delle cifre relative all'affluenza ne sono la prova provata". Cifre sulle quali anche Ignazio La Russa nutre forti dubbi, e commentando la notizia degli oltre tre milioni di persone recatesi alle urne per la designazione del primo leader del Pd commenta: "Tre milioni? E perché non facciamo 10? È già tanto difficile calcolare le presenze di una manifestazione, figuriamoci quelle di un'elezione primaria".

Secondo un'inchiesta de Il Giornale, che parla esplicitamente di "farsa", i dati sarebbero stati falsati dal fatto che chi lo desiderava potesse facilmente votare più volte, in tal senso il quotidiano sostiene di possedere le prove di aver fatto votare 5 volte un immigrato e 3 volte una minorenne.

Sempre Il Giornale propone un'intervista al leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, secondo cui "per Veltroni è oggettivamente impossibile governare Roma ed essere il leader di un partito, quindi inizieremo una campagna affinché lasci il Campidoglio. Ma tanto restera' attaccato alla sua poltrona...".

Attaccando il leader del Pd proprio sul piano dell'amministrazione della Capitale, Fini ha definito "una illusione ottica" il ‘modello Roma', aggiungendo che: "Abbiamo iniziato con i campi rom a mettere il degrado della Capitale sotto i riflettori. E non dimentichiamo che a Roma c'è l'imposizione fiscale più alta d'Italia".

Il leader di An non lesina una stoccatina nei confronti del futuro assetto interno al Pd, rilevando come "dopo la vittoria, Veltroni, dovrà confrontarsi con le tante anime dell'Unione. Vedo che iniziano a parlare di collegialità, vuol dire che intendono imbrigliare il leader".

Diego Nannuzzi

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il