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Tfa terzo ciclo: cosa è stato detto in riunione tra Forze Sociali e Miur e aspettative

Continua il confronto tra le parti sui temi della scuola, ma l'attivazione del nuovo Tfa continua a tardare.




Continua a essere ben lontana dalla sua soluzione la questione del Tfa terzo ciclo. L'impressione è che le novità siano dietro l'angolo, ma anche l'ultima riunione tra Ministero dell'Istruzione e sigle sindacali del mondo della scuola si è conclusa con un nulla di fatto. I tempi di convocazione del nuovo faccia a faccia non sono stati affatto casuali, considerano che sono stati successivi alla presentazione della legge di Bilancio in parlamento con tutti i provvedimenti scolastici che ha portato con sé. E sotto questo punto di vista, le organizzazioni sindacali hanno accolto con favore la stabilizzazione di circa 25.000 posti docenti ricondotti dall'organico di fatto a quello di diritto.

Tuttavia, il provvedimento è stato considerato insufficiente alla luce "delle esigenze manifestate dalla scuola e dal Paese per innalzare la qualità del servizio e ridurre il divario esistente tra nord e sud". Chiesto anche la riduzione del numero degli alunni per classe, la diffusione della scuola dell'infanzia, la previsione di interventi sugli Ata come il superamento delle norme sul contenimento e blocco della sostituzione dei colleghi assenti, il ripristino dei 2.020 posti tagliati dalla legge di stabilità dello scorso anno, il piano straordinario di assunzioni e l'istituzione della figura di assistente tecnico nella scuola del primo ciclo.

Nessun riferimento al Tfa terzo ciclo, ma si è trattato di un confronto su questioni generali, a cui ne seguiranno altri più specifici. Insomma, è inevitabile che la partita rimanga aperta su questo e altri punti su cui, come spiegato dal segretario Flc Cgil Domenico Pantaleo, "misureremo nel concreto la volontà del governo di passare dalle dichiarazioni di principio ai fatti. È evidente anche dall'esito dell'incontro che per risolvere le molte criticità e emergenze nelle scuole il governo e il parlamento devono cambiare la pessima legge 107/15. Riteniamo fondamentale accompagnare il confronto con iniziative di mobilitazione della categoria a partire dai rinnovi dei contratti".

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il