Sciopero in Francia per protesta per alzamento eta pensionista progettato da Sarkozy

La protesta contro la riforma dei regimi pensionistici speciali mette in crisi il Paese. Di fronte all'intenzione del governo di portare l'età contributiva dai 37,5 anni attuali a 40, i dipendenti di ferrovie e mezzi pubblici incrociano le b



Il primo grande sciopero dell'"era Sarkozy" paralizza la Francia. Proclamato da ben otto sindacati d'oltralpe, uniti per la prima volta dopo anni, contro l'intenzione del governo di riformare i regimi pensionistici speciali, il blocco dei lavoratori del trasporto pubblico, ferrovieri in testa, ha riscosso una fortissima adesione, rendendo difficoltosi, quando non impossibili, gli spostamenti nel Paese. Ferme le metropolitane, al pari di autobus e treni: meno del 5 per cento dei mezzi di trasporto pubblico è in servizio (a metà mattina l'adesione era del 73,5 per cento) e, secondo le previsioni, la situazione non tornerà normale prima di venerdì.

Se spostarsi sui binari risulta praticamente impossibile in tutte le regioni - sulle grandi linee le ferrovie francesi hanno programmato appena 46 treni a grande velocità, sui 700 normalmente attivi - è nella capitale, rimasta praticamente a secco di metro e bus, che la situazione appare particolarmente complessa. Secondo le autorità, in mattinata, sulle principali strade d'accesso alla città si sono creati oltre 165 chilometri di coda (il doppio del normale), mentre i turisti hanno trovato numerosi musei chiusi, compresi il Musée d'Orsay e la gran parte del Louvre. Anche le rappresentazioni serali dell'Opera de Paris e della Commedie Français sono state cancellate, mentre in tutto il Paese sono attese più di 60 tra manifestazioni e cortei.

Nonostante il malcontento dei lavoratori, tuttavia, il governo non sembra essere intenzionato a modificare la proposta di riforma delle pensioni, che interessa un milione e mezzo di persone, tra pensionati e lavoratori in attivo, nelle ferrovie francesi (Sncf), nella rete di trasporto urbano parigino (Ratp), nelle aziende energetiche (Electricité de France e Gaz de France). All'origine dello scontro, l'intenzione di innalzare l'età contributiva necessaria alla pensione dai 37,5 anni attuali a 40. In una dichiarazione alla radio France-Info, il portavoce dell'esecutivo, Laurent Wauquiez, ha mostrato disposizione al dialogo ma una posizione ferma: "Siamo qui per accogliere i timori e le preoccupazione e per rispondere agli scioperanti. Ma nello stesso tempo siamo decisi a passare dai 37,5 anni ai 40 anni di contributi. E' qualcosa su cui non possiamo cedere".

Francia a piedi dunque, come accadde qualche anno fa, quando all'Eliseo sedeva Jacques Chirac, alla sua prima nomina presidenziale, e a Palais Matignon, la sede del governo, il bordolese Alain Juppé, presidente fondatore dell'Ump di Sarkozy. Gli scioperi del novembre 1995 - che portarono in piazza più di cinque milioni di persone e si protrassero per quasi tre settimane - segnarono l'inizio della fine per Juppé, il prologo alla sua sconfitta nelle successive elezioni legislative a favore del socialista Lionel Jospin.

Oggi è invece l'esecutivo guidato dal gollista François Fillon a tremare. Secondo i duri e puri del governo di centrodestra che regge le sorti del Paese, infatti, il Presidente della Repubblica sta attuando una politica che per il partito di maggioranza, l'Union pour un Mouvement Populaire, ben presto si rivelerà fallimentare giacché troppo attenta ad aprirsi nei confronti di personalità del centrosinistra, direttamente cooptate dall'uomo nuovo di Parigi nel governo. Su quegli scranni per i quali è necessario il nullaosta presidenziale alla nomina - come il ministero degli Esteri o quello degli Affari sociali - siedono infatti nell'ordine un vecchio socialista, seppure un po' "eretico", come Bernard Kouchner, ed un seguace del mitico "Abbé Pierre" come Martin Hirsch.

La loro politica d'apertura verso il mondo dell'immigrazione clandestina non è piaciuta alle alte sfere del partito gollista, che la giudica in aperto contrasto con le linee programmatiche del nuovo governo di centrodestra. "Sarkozy, con queste aperture che potremmo chiamare ecumeniche, rischia di annacquare l'essenza stessa della politica della nostra maggioranza - è l'avvertimento che giunge dai piani alti del partito del Presidente - avvicinandosi così al programma, rifiutato dai francesi, di Segolénè Royal". Coltelli già affilati dunque, nella migliore tradizione della destra francese. Sarkozy viene accusato dai molti grandi elettori che lo hanno sostenuto nella propria ascesa di eccessivo personalismo, di volersi ritagliare il ruolo di salvatore solitario della Francia, sbarazzandosi dei notabili del suo partito, che vorrebbe ridotti a meri esecutori dei suoi ordini.

Un Sarkozy "bonapartista" dunque: questo il ritratto che sia il suo partito di provenienza, sia gli avversari socialisti fanno del capo dell'Eliseo. Dalla protesta di oggi, che si annuncia massiccia come solo gli scioperi dei lavoratori francesi sanno essere, spera infatti di trarre profitto, mettendo per la prima volta alle corde il primo cittadino di Francia, il partito Socialista e la grande sfidante di Sarkozy alle passate elezioni, Segolénè Royal. Così, le concrete rivendicazioni degli cheminots, i ferrovieri, e degli altri lavoratori del settore trasporti transalpino che chiedono il mantenimento di un regime salariale e pensionistico differenziato rispetto ad altre categorie mentre il governo desidera il contrario, sembrano quasi passare in secondo piano, di fronte all'occasione politica di mettere in scacco un presidente sinora troppo sicuro di sé.

Non è un gran momento per Sarkozy: i lavoratori e le sigle sindacali guidate dalla Cgt (il sindacato socialista più forte d'Europa) cominciano a rumoreggiare contro il progressivo smantellamento dello Stato sociale, mentre dall'Eliseo giunge ufficiale la notizia del divorzio del presidente dalla moglie Cecilia. Che la luna di miele tra il primo presidente francese e il suo popolo stia già per finire?

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il