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Rinnovo contratti dipendenti pubblici, statali, forze dell'ordine, scuola insegnanti sblocco stipendi: novità questa settimana

Si acuisce lo scontro tra maggioranza e forze sociali sulle modalità del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici.




Continua a esserci molta insoddisfazione da parte delle forze sociali sul fronte del rinnovo dei contratti nel pubblico impiego. Il budget stanziato dalla maggioranza viene infatti ritenuto inadeguato per rispondere alla esigenze dei lavoratori, i cui stipendi sono congelati da sette anni. E lo hanno ripetuto nel corso nella settimana in occasione dei confronti nei gruppi competenti. E hanno tirato in ballo le differenze con i privati, rispetto a cui hanno chiesto almeno una parificazione delle retribuzione. Non sarà una partita semplice da giocare poiché, come più volte ripetuto, il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione non vuole procedere con aumenti per tutti, ma li vuole legati a merito e produttività, oltre al reddito.

Proprio questo è il secondo punto contestato dalle forze sociali. Mancherebbe un'idea generale e il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici è solo la naturale conseguenza della sentenza dell'Alta Corte. La filosofia di fondo, è il duro attacco, "è quella dei bonus invece che dei diritti". In questa cornice, dopo tre anni consecutivi di ascesa, diminuisce il debito non consolidato delle amministrazioni locali, ossia lo stock di debito degli enti locali che include anche le passività verso enti appartenenti ad altri sottosettori della pubblica amministrazione. Nel 2015 si è attestato a quota 135,7 miliardi di euro, dopo essere salito da 130 a 140 miliardi di euro nel triennio 2012-2014.

Il debito consolidato, invece, che non tiene conto della situazione debitoria complessiva degli enti, conferma il trend in discesa che l'ha portato a ridursi costantemente dal 2012 fino ad arrivare a quota 92,8 miliardi di euro nel 2015. È quanto emerge dal Supplemento al Bollettino statistico di Banca d'Italia che ha rivisto in settimana i dati pubblicati lo scorso 29 febbraio aggiornandoli sulla base della notifica trasmessa alla Commissione europea il 30 settembre 2016 nell'ambito della procedura per i disavanzi eccessivi. Così come rideterminato da via Nazionale, il debito delle amministrazioni locali rappresenta ora il 4,3% del debito complessivo delle amministrazioni pubbliche e il 5,6% del Prodotto interno lordo.

Rispetto al 2014 il debito è diminuito di 6,4 miliardi di euro e l'incidenza sul Prodotto interno lordo si è ridotta di 0,5 punti percentuali. In rapporto al prodotto delle aree geografi che, il debito consolidato delle amministrazioni locali è pari al 5,1% del Prodotto interno lordo del Nordovest, al 3,4 nel Nordest, al 6,6 nel Centro e al 7,9 nel Mezzogiorno. Il 45,2% del debito è stato contratto dai comuni, il 34,5% dalle regioni e l’8,4% dalle province.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il