Fontana di Trevi diventa tutta rossa, ma il liquido è innocuo. Rivendicazione associazione futuristi

Turisti attoniti di fronte alle acque della celebre fontana romana che all'improvviso si sono colorate. Il gesto rivendicato dalla poco conosciuta sigla 'Ftm Azione Futurista 2007'



I turisti si accalcano. Scattano foto, girano riprese con videocamere e telefonini. Per diversi minuti, attorno alle 16:30 del pomeriggio, persino il tradizionale lancio delle monetine - di buon auspicio per tornare nuovamente nella Città Eterna - si arresta. Le acque della Fontana di Trevi improvvisamente si tingono di rosso, lasciando attoniti tutti: visitatori, negozianti e forze dell'ordine.

I vigili urbani che normalmente sorvegliano la piazza romana resa celebre da Federico Fellini nella "Dolce Vita" iniziano ben presto ad interrogare i presenti, nel tentativo di identificare l'autore del gesto. Ma il responsabile della "bravata" - individuato come un uomo di mezz'età dal giubbotto chiaro, calvo e senza barba - si è gia dileguato tra la folla, dopo aver versato nella Fontana un secchio contenente un non ancora identificato liquido di colore rosso. Forse vernice; più probabilmente, spiegherà nel pomeriggio il sovrintendente ai Beni Culturali di Roma, Eugenio La Rocca, un colorante innocuo di nome anilina. E mentre ci si interroga sui possibili danni che la tintura potrebbe arrecare alla preziosa opera progettata nel Settecento da Niccolò Salvi per papa Clemente XII, non lontano viene rinvenuta la probabile "rivendicazione" del gesto: una scatola contenente alcuni volantini siglati "Ftm Azione Futurista 2007".

Nel testo della rivendicazione, lungo una trentina di righe, Azione Futurista 2007 annuncia: "Noi precari, disoccupati, anziani, malati, studenti, lavoratori, stiamo arrivando con il vermiglio per colorare il vostro grigiore". E poi: "Voi solo un tappeto rosso, noi una città intera color rosso vermiglio: rieccoci". Il riferimento alla Festa del Cinema di Roma è chiaro e viene ribadito più sotto nel documento: "Viene sintetizzata in 15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi, e la chiamano festa". E ancora: "Quattro cortigiane, una vecchia gallinaccia e un puffo, questo è il Cinema di Roma".

Un po' come fece Umberto Boccioni nel 1910, quando nel suo "Manifesto dei pittori futuristi" dichiarò guerra alla "religione fanatica, incosciente e snobbistica del passato, alimentata dall'esistenza nefasta dei musei". Il Futurismo, movimento artistico che deve il nome al poeta Filippo Tommaso Martinetti, disprezzava infatti le idee del passato, con speciale riguardo per le tradizioni politiche ed artistiche. Marinetti e gli altri sposarono l'amore per la velocità, la tecnologia e la violenza: l'automobile, l'aereo, la città industriale avevano tutte un carattere mitico per i futuristi, perché rappresentavano il trionfo tecnologico dell'uomo sulla natura. "Ci ribelliamo - scrisse ancora Boccioni - alla suprema ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell'entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l'abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita".

Ma il volantino della Ftm tocca anche altri temi. E dopo aver annunciato "per noi futuristi un nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tecniche e ai nuovi mezzi espressivi, interpretando un rinnovamento totale", esorta: "Dare forza alla lotta contro gli scialacquamenti del regime, il precariato, l'usura, il mercimonio della bellezza, la falsità della legge, la provvisorietà della vita dei lavoratori, l'incertezza del domani e per la libertà dei popoli". Il documento si chiude al grido di "Eja! Marciare per non marcire, lottare per non morire". E sul retro del volantino la frase: "Una macchia di colore vi tumulera".

L'associazione che rivendica di aver "arrossato" l'acqua della storica fontana romana, d'altronde, era già stata lambita dalle cronache nazionali in occasione dell'affissione abusiva dei manifesti di Gianfranco Fini che fa il saluto romano. Allora, nonostante annunciasse un altro gesto clamoroso per il 28 ottobre, non era stata presa troppo sul serio: "roba da cinquantenni mal riconciliati", aveva infatti scritto il Corriere della Sera. E invece, dal Fini "garanzia ideale e politica" alla critica del cinema di Roma, il passo sembra essere stato breve.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il