BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Rinnovo pubblico, sblocco stipendi, statali rinnovo contratti, forze dell'ordine, militari, polizia: novità settimana questa

La riforma della pubblica amministrazione procede su più livelli, anche oltre il rinnovo del contratto degli statali.




Si resta ancora in attesa di chiarimenti sull'effettiva somma che la maggioranza intende stanziare sul rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. Nel testo è infatti presente un budget complessivo per la pubblica amministrazione che comprende anche il riordino delle carriere delle forze dell'ordine. Di conseguenza, finché non sarà sciolto questo nodo appare difficile procedere con valutazioni definitive. E lo stesso presidente del Consiglio, protagonista di una nuova diretta streaming con "Matteo Risponde", non è entrato nel merito del provvedimento, limitandosi a ricordare come sul tavolo ci sono poco meno di due miliardi di euro da ripartire.

E allo stesso tempo si resta in attesa di esaminare i contenuti degli emendamenti al testo. Al di là del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici ovvero dell'aumento degli stipendi degli statali, in settimana è proseguita la vertenza contro lo scioglimento del Corpo forestale, caratterizzata sul piano legale da "centinaia di ricorsi, raccolti in questi mesi, che mirano ad ottenere l'illegittimità del provvedimento". Le parole delle forze sociali sono molto chiare: "Il provvedimento della riforma Madia, insieme ai suoi decreti applicativi, che cancella e militarizza il Corpo forestale dello Stato è illegittimo e va bloccato".

Il settimana si è riunito il Consiglio dei ministri che ha acceso il semaforo verde, in secondo esame preliminare, al decreto legislativo recante attuazione della delega per il riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Si tratta di un passaggio importante che si inserisce nel più ampio quadro della riforma della pubblica amministrazione avviata dal giorno dell'insediamento della maggioranza. Il numero complessivo delle Camere si ridurrà dalle attuali 105 a non più di 60 nel rispetto dei seguenti vincoli direttivi: almeno una Camera di commercio per regione; accorpamento delle Camere di commercio con meno di 75.000 imprese iscritte.

Ma non si tratta delle uniche modifiche che dovrebbe entrare in vigore già nel corso del prossimo anno perché con l'obiettivo di alleggerire i costi di funzionamento delle Camere di commercio, il decreto prevede quattro ulteriori azioni. In particolare si sottolineano la riduzione del diritto annuale a carico delle imprese del 50%; la riduzione del 30% del numero dei consiglieri; la gratuità per tutti gli incarichi degli organi diversi dai collegi dei revisori; una razionalizzazione complessiva del sistema attraverso l'accorpamento di tutte le aziende speciali che svolgono compiti simili, la limitazione del numero delle Unioni regionali e una nuova disciplina delle partecipazioni in portafoglio.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il