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Rinnovo pubblico, statali contratti, forze dell'ordine, polizia, militari: per evitare errori ritorno alle due fasi

Dicastero per la Funzione Pubblica e forze sociali non hanno ancora avviato le trattative sulle modalità di aumento degli stipendi degli statali.




AGGIORNAMENTO: Una delle idee che sembra svilupparsi e che alcuni esponenti di diversi schieramenti stanno pensando di rilanciare in questa fase è quella di ritornare all'idea di due fasi distinte, di farlo in due momento differenti, il rinnovo dei contratti pubblici. Potrebbe anche essere una soluzione, ma occorrerebbe dire con chiarezza i tempi e le modalità, avere delle certezze per superrare questo stallo altrimenti sarebbe del tuto inutile e anzi pretestuoso.

Continua a mancare chiarezza sulla questione del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici e si affaccia la prospettiva di una doppia fase. La prima prevede il via libera alla manovra con il suo stanziamento per la pubblica amministrazione, compreso quello per la riorganizzazione delle forze dell'ordine. La seconda rinvia al 2017 l'avvio delle trattative vere e proprie con le forze sociali per la definizione dei modi di aumento degli stipendi degli statali. A oggi, infatti, non si sono ancora seduti attorno a un tavolo per ragionare sulla migliore strada da percorrere, anche se il dicastero per la Funzione Pubblica ha già fatto sapere che non ci sarà alcun aumento per tutti, ma saranno legati a merito, reddito e produttività.

Il punto è sempre il solito: come fare ad allestire un programma di aumento adeguato degli sitpendi se il contesto economico generale non lo consente? Il 2016, ad esempio, sarà un nuovo anno di crescita per il Mezzogiorno, ma a un ritmo dimezzato rispetto all'anno precedente. A riverlo sono le nuove previsioni del Rapporto Svimez. Nel 2015, con un aumento del Prodotto interno lordo dell'1%, il Sud aveva infatti sorpassato di 0,3 punti il resto del Paese e chiuso sette anni di crisi (gli stessi anni del blocco del rinnovo dei contratti del pubblico impiego): quest'anno tornerà a inseguire. La crescita si fermerà allo 0,5% nel Mezzogiorno, mentre raggiungerà lo 0,9% al Centro Nord, allargando il divario tra le due aree.

Già oggi, secondo l'ong Oxfam, l'1% più ricco in Italia possiede un quarto della ricchezza netta. Svimez punta il dito in particolare sull'emergenza nuovi poveri, lavoratori qualificati che con la crisi hanno visto peggiorare la propria condizione economica. Nel Mezzogiorno quasi un laureato su dieci che lavora, è povero. Si tratta di un problema legato alla strutturale carenza di occasioni di lavoro qualificato, si legge nel rapporto: la crescita occupazionale è legata principalmente ai contratti a termine e part time e all'esplosione dei voucher. In cerca di migliori condizioni di vita e di lavoro continuano così i flussi migratori che negli ultimi 20 anni hanno portato via dalle regioni meridionali oltre un milione di persone.

Il fenomeno ha assunto dimensioni tali che la Svimez denuncia sempre maggiori rischi di desertificazione. A partire sono soprattutto i giovani laureati: 478.179 ragazzi sotto i 35 anni che hanno fatto le valige tra il 2002 e il 2014 (secondo gli ultimi dati disponibili) e di questi 133.400 avevano completato gli studi universitari. Intanto nel 2015 il numero delle nascite al Sud ha raggiunto il livello più basso dall'unità d'Italia, con 170.000 nuovi nati.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il