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Rinnovo contratti statali, dipendenti pubblici, forze ordine, polizia, militari non c'è mentre pe Ponte di Messina si trova sempre

In un contesto di ristrettezze, c'è chi chiede che la realizzazione del Ponte di Messina sia considerata priorità nazionale.




C'è evidentemente qualcosa che non quadra nei ragionamenti sulle modalità di spesa delle risorse pubbliche. Se la questione del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici prosegue con il freno a mano tirato anche e soprattutto per via del budget risicato messo a disposizione della maggioranza, altri temi, costosi e non prioritari, sono sempre al centro dell'attenzione. Uno di questi è quello dei soldi per il progetto della realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, da nessuno realmente desiderato, eppure rispolverato dallo stesso presidente del Consiglio. Di più: nei 5.000 emendamenti presentati dai partiti, si trova di tutto: dal ponte sullo Stretto, appunto, alle assunzioni negli enti locali, passando per gli statali e il capitolo previdenza.

E tra questi c'è una proposta che chiede di dichiarare infrastruttura prioritaria per l'interesse del Paese il ponte tra la Sicilia e il continente, mentre il Partito democratico, sempre in tema di Sud, ha chiesto sgravi contributivi per nuove assunzioni per il Mezzogiorno dal 2017. Nell'agenda delle priorità la riorganizzazione delle forze dell'ordine con tanto di aumento degli stipendi degli statali non è nei primi posti. E la questione è destinata a infiammarsi nei prossimi giorni, ma mano che si restringono i tempi per l'approvazione della legge di Bilancio, da far passare entro la fine dell'anno. Dalle tre principali forze sociali arriva una posizione unitaria sui contratti del pubblico impiego.

"Ancora oggi in attesa della convocazione ufficiale", hanno scritto in una nota, "le segreterie ribadiscono la necessità di una stagione contrattuale basata sul rinnovo triennale dei contratti collettivi per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni". Le tre sigle rivendicano "risorse economiche in linea coni rinnovi contrattuali dei settori privati", oltre che "un intervento di carattere normativo che ristabilisca la titolarità della contrattazione nazionale e di secondo livello su tutti gli aspetti relativi al rapporto di lavoro e alle condizioni di lavoro". Quest'ultimo passaggio implicherebbe una revisione della legge Brunetta, che da tempo i sindacati vogliono modificare.

La parte della riforma del 2009, ancora mai applicata, più invisa ai sindacati, riguarda la distribuzione dei premi, con un 25% dei dipendenti che sarebbe lasciato fuori. La metà delle risorse andrebbe al 25% ai dipendenti con le pagelle più alte e il resto al 50% che si colloca a metà strada, non resterebbe nulla per l'altro quarto con i voti più bassi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il