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Mps rischi correntisti e conti correnti, fallimento e Bail-IN. Obbligazioni da convertire, consigli cosa viene da esperti

Richiesta di conversione dei bond da Mps per aumento di capitale e salvataggio istituto: cosa prevede e rischi per i clienti




Non passano i problemi di sofferenza degli istituti di credito italiani e in un momento particolare del ostro Paese, in vista del prossimo referendum costituzionale in programma il prossimo 4 dicembre, piuttosto che lavorare in un clima di tranquillità, ecco che si torna a parlare di difficoltà bancarie. E ancora una volta è il titolo Mps ad essere al centro dell'attenzione, dopo la grande pressione mostrata a Piazza Affari a seguito dell'annuncio del lancio di un'offerta pubblica di un piano di conversione di 11 bond, pari a circa 4,28 miliardi di controvalore. Il nuovo problema evidenziato, comunicato dallo stesso istituto, è che la banca sarebbe a rischio bail-in, motivo per il quale starebbe cercando di convincere gli obbligazionisti a convertire i bond subordinati. Il piano di conversione rientra tra i provvedimenti messi a punto per il salvataggio dell’istituto, che contemplano anche un piano di aumento del capitale e il cosiddetto anchor investor. Per convincere i sottoscrittori ad aderire al piano di conversione è stato deciso un premio calcolato sugli attuali valori di scambio sui mercati, in particolare per i titoli considerati più rischiosi Tier 1 è stato deciso un premio dell'85% del valore nominale, mentre per i bond Tier II la conversione è alla pari. E’ prevista, però, l’eccezione di una piccola obbligazione il cui riacquisto sarà offerto al 20% del valore nominale.

Si tratta di soluzioni indicate dall’istituto per risolvere il problema dei crediti deteriorati e rispettare gli obiettivi di patrimonializzazione e se i risparmiatori non convertiranno i bond, l'aumento di capitale non avrà successo e il rischio concreto diventerebbe quello di perdere il proprio credito ed Mps potrebbe essere soggetta ‘ad azioni straordinarie da parte delle autorità competenti’, come riportato dagli esperti, compreso, come detto a inizio pezzo, il bail-in, che, tra l’altro, prevede la possibile conversione forzata dei titoli subordinati. Sarebbe, dunque, decisamente più importante, tanto per la banca quanto per gli stessi correntisti, procedere alla conversione dei bond in modo da contribuire a rimettere in sicurezza la banca. Per il piano di risanamento dell’istituto servono, infatti, nuovi capitali per un valore di 5 miliardi di euro e per questo Mps ha deciso di rivolgersi ai suoi obbligazionisti.

E di fronte alla richiesta di conversione dei bond da pare di Mps, i 40mila obbligazionisti potrebbero seguire tre strada, vendere i prodotti sul mercato e reinvestire in altri prodotti a scelta, vendere i titoli alla stessa banca contribuendo così al piano di aumento del capitale della stessa, o, ancora, attendere la naturale scadenza degli stessi titoli, attendendo il rimborso di quanto sottoscritto al momento dell’investimento. Il problema è che in quest’ultimo caso, che per molti clienti sarebbe il più favorevole, è possibile che tutto si concluda nel migliore dei modi, restituendo ai clienti stessi quanto investito, ma è anche possibile che se il piano di aumento di capitale non dovesse andare a buon fine si procederà ad una conversione forzata dei titoli subordinati.

C'è da sottolineare che quasi il 50% dell'offerta di Mps per la conversione dei bond subordinati interessa i piccoli risparmiatori, considerando che, secondo quanto riportato dalle ultime notizie, sull'intero valore nominale dei titoli oggetto della conversione pari a 4,28 miliardi di euro, 2,1 miliardi circa riguardano bond rivolti alla clientela retail in scadenza a maggio 2018. Quali saranno, dunque, le decisioni finale per la ripresa della banca?  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il