Elezioni in Svizzera: vince la destra. I cantoni non vogliono entrare nell'UE e temono immigrazione

Il paese dei quattro cantini si risveglia xenofobo e antieuropeista. Sconfitti i socialisti, che portano però nel Consiglio nazionale il primo deputato nero. I socialisti, comunque, non verranno esclusi dal governo



All'indomani del voto in Svizzera che ha visto la schiacciante vittoria della destra nazionalista (28,8 per cento delle preferenze, in crescita di sei seggi), l'Unione democratica di centro (Udc) del ministro della Giustizia Christoph Blocher ha consolidato ufficialmente la posizione di prima formazione politica del Paese. I grandi sconfitti, i socialisti (19,3 per cento dei voti. Meno nove seggi), invece dovranno ripensare la loro politica.
Che origini ha la svolta conservatrice della Confederazione elvetica? Innanzitutto nasce da una "campagna molto polarizzante dell'Udc - scrive il quotidiano Le Temps -, che ha provocato a sua volta una forte mobilitazione del suo elettorato. Mai fino ad oggi un partito ha assunto una leadership così chiara nella vita politica svizzera". Non solo. Secondo il Tages Anzeiger parte del successo è stato ottenuto grazie a un marketing "ricco di idee e all'impiego di molti soldi".

Infine, ma probabilmente questo è il motivo principale della vittoria di Blocher, hanno votato Udc molti svizzeri preoccupati per l'eventualità che il loro Paese possa aderire all'Unione europea. E ciò viene visto più come un rischio che come un'opportunità. La paura maggiore in questo senso è che con l'apertura delle frontiere della Confederazione possano entrare criminali stranieri. L‘Udc ha puntato proprio su questo tema, basando la sua campagna elettorale sulla criminalità degli stranieri. A questo proposito è stato anche affisso un manifesto che ha suscitato polemiche e accuse di razzismo, in quanto ritrae tre pecore bianche che cacciano dalla bandiera svizzera una pecora nera. Comunque, i dati hanno dimostrato che l'iniziativa non ha intaccato la capacità di mobilitazione dell'Udc.

"Hanno votato per noi coloro che non vogliono aderire all'Unione europea, che sono a favore di tasse più basse, che chiedono più sicurezza e meno criminali stranieri - ha commentato alla televisione svizzera il presidente dell'Udc, Ueli Maurer -. Perciò, l'adesione della Svizzera all'Ue dovrà scomparire della testa degli europeisti". I socialisti, comunque, non verranno esclusi dal governo. "Non intendiamo escludere il Partito socialista dal Governo", ha affermato Maurer spiegando che "Non vogliamo mettere in discussione la tradizione della concordia elvetica". Da circa 50 anni, infatti, i quattro grandi partiti svizzeri (Socialisti, Udc, i Radical-liberali e i Popolari democratici) si dividono equamente i sette seggi del governo in base alla cosiddetta "formula magica", che però fu modificata nel 2003 dopo la vittoria dell'Unione democratica di centro alle ultime legislative.

Il nuovo Parlamento si riunirà il 12 dicembre per eleggere i sette ministri che formano il governo. Al momento non si hanno notizie sui loro nomi e se qualcuno dell'attuale esecutivo verrà confermato. Maurer, però, ha annunciato che tre ministri dovrebbe ritirarsi: quello dell'Interno, il radical-liberale Pascal Couchepin; il titolare di Trasporti, energia è ambiente, il socialista Moritz Leuenberger e quello della Difesa, l'Udc moderato Samuel Schmidt.
Malgrado queste elezioni siano state fortemente caratterizzate dall'ondata xenofoba e razzista, non è mancata la "nota di colore": quella appunto del primo parlamentare nero eletto nel Consiglio nazionale: è Ricardo Lumengo, socialdemocratico di origine angolana. Arrivato in Svizzera all'inizio degli anni Ottanta come richiedente asilo, laureato in Legge a Friburgo, Lumengo ha ottenuto il passaporto svizzero dieci anni fa. Lavora come consulente legale presso l'associazione multiculturale "Multimondo" a Biel, vicino Berna, la capitale. Parla otto lingue, cinque occidentali e tre africane.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il