Partita Iva Forfettaria, minimi 2017 uscire da reddito limite e tasse più alte. Cosa succede Decreto Fisco 2016-2017 nuove regole

Cosa cambia per partite Iva e adesione al regime dei minimi con il nuovo decreto fisco 2017 del governo Renzi e altre novità

Partita Iva Forfettaria, minimi 2017 usc


Quali sono le novità relative alle Partite Iva inserite nel nuovo Decreto Fisco 2017 del governo Renzi? Tra le principali novità previste dal decreto fisco 2017 relativo a liberi professionisti e titolari di partita Iva nuove norme per malattie, congedi, deduzioni delle spese di formazioni, gestione e regole del cosiddetto smart working, nonchè nuove norme di regolazione per chi aderisce al regime dei minimi forfettario. Vediamo nel dettaglio cosa dovrebbe cambiare: partendo dal regime dei minimi, il nuovo decreto Fisco 2017 ha bocciato la proposta di far rimanere nel regime dei minimi chi supera di poco il tetto dei compensi dei 15 mila euro. Secondo quanto richiesto, i professionisti aderenti al regime forfettario di partita iva 2017, che prevede il regime dei minimi per compensi entro i 15 mila euro, se avessero oltrepassato per due anni non consecutivi nel quinquennio la soglia prevista, avrebbero potuto applicare l’imposta sostitutiva al 27% solo sull’ammontare del reddito sopra la soglia limite.

Ma questa proposta di aiuto fiscale, transitorio, non è stata approvata, per cui chi aderisce al regime forfettario e oltrepasserà anche solo di un euro il tetto dei compensi stabilito per la propria attività dovrà necessariamente passare alla (decisamente più pesante) tassazione ordinaria. Per il resto, anche per il prossimo anno, per chi vorrà, varrà il regime dei minimi (attuale anche anche nel 2017 per chi lo ha già aperto prima) che prevede un’aliquota forfettaria al 15% per tutti coloro che hanno guadagni entro i 30 mila euro e senza limiti anagrafici. Per poter accedere a questo regime dei minimi, la soglia dei 30mila euro vale per i professionisti, senza limiti temporali o anagrafici, stessa soglia anche per artigiani e imprese.

Per quanto riguarda il capitolo malattia, maternità e congedi, il dl prevede che in caso di malattia o infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell'attività  con la partita iva per più di 60 giorni, la possibilità di sospendere il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi, per tutto il periodo della malattia e fino a un massimo di 2 anni e il lavoratore potrà pagare a rate il debito previdenziale accumulato in un arco di tempo pari a 3 volte il periodo della sospensione stessa.

Gravidanza, malattia e infortunio degli autonomi che prestano attività in via continuativa per il committente non comporteranno l'estinzione del rapporto di lavoro ma, come riporta lo stesso decreto, è prevista una sospensione, senza retribuzione, per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare; per quanto riguarda, poi, la maternità, la novità principale è che l'indennità potrà essere richiesta pur continuando a lavorare, per cui non scatta cioè l'astensione obbligatoria, ed è stato allungato dal primo gennaio 2017 a sei mesi sia il periodo di tutela sia per i lavoratori che per le lavoratrici sia il periodo di fruizione dall'attuale anno a tre anni di vita del bambino.

Passando al capitolo deduzione delle spese formazione, stando a quanto previsto dal nuovo decreto fisco 2017, potranno essere dedotte del tutto le spese sostenute per i corsi di formazione e aggiornamento professionale, i master, i convegni, i congressi (ecc.) entro il limite annuo di 10mila euro, che si riduce a 5mila euro per le spese relative ai servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all'auto-imprenditorialità, erogati dagli organismi accreditati in base alla disciplina vigente. Saranno, inoltre, del tutto deducibili anche i costi sostenuti per le polizze stipulate eventualmente a garanzia del mancato pagamento delle prestazioni professionali.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il