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Sondaggi referendum clandestini costituzionale. Risultati sondaggi clandestini aggiornati vince no, eppure nervosismo contro sì

Cosa riportano gli ultimi sondaggi diffusi sul prossimo referendum costituzionale, posizioni e timori dei diversi partiti e cosa aspettarsi




E’ scattato il blocco di pubblicazione dei sondaggi sul referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre e sembra che anche i sondaggi clandestini siano stati vietati. Non si possono, dunque, conoscere le attuali preferenze di voto degli italiani ma basta guardare indietro di qualche giorno per capire che, probabilmente, dovrebbe ancora essere in vantaggio nelle intenzioni di voto dei cittadini italiani il no. Solo pochi giorni fa, infatti, stando ai risultati degli ultimi sondaggi diffusi, il no era in testa sul sì di ben 9 punti percentuali, decisamente tanto per una rimonta sprint in poco tempo. Premier e maggioranza, però, fanno particolare affidamento sulla percentuale degli indecisi e sugli italiani all’estero che nel computo dei risultati finora pubblicati non sono mai rientrati e che rappresentano comunque una bella platea di milioni di persone che potrebbero decisamente ribaltare la situazione. Contrastanti, tuttavia, sono le posizioni sull’esito del referendum costituzionale di dicembre all’interno dei diversi partiti.

Inaspettatamente, regna in questi giorni all’interno del Pd un ritrovato ottimismo: secondo quanto dichiarano dalla maggioranza, infatti, i giochi non sono ancora chiusi, c’è una percentuale di elettori di cui ancora non si conoscono gli orientamenti e che potrebbe votare sì, consegnando la vittoria al premier e all’interno dello stesso Pd sono convinti che a fare la differenza potrebbero essere le donne, i giovani, i cittadini nelle Regioni settentrionali, e soprattutto del Nord-Ovest. Ma si tratta di ipotesi e mere speranze, perché i numeri certi e diffusi raccontano altro. Se all’interno del Pd vige un sottile entusiasmo, ferve grande nervosismo nelle opposizioni: il Movimento 5 Stelle dà per scontata la vittoria del no in alcune regioni italiane ma allo stesso tempo teme che una bassa affluenza alle urne possa tradursi in una vittoria del sì.

La Lega, dal canto suo, fortemente ferma sul votare no, teme che una parte di elettori di Forza Italia alla fine voti sì, il che chiaramente fino a qualche giorno fa sembrava inaspettato, considerando la netta posizione sul no dichiarata dallo stesso leader della stessa Forza Italia che ora sembra piuttosto ‘in bilico’. Il leader di Forza Italia ha chiaramente detto in questi ultimissimi giorni che in caso di vittoria del no al referendum del prossimo 4 dicembre di essere pronto ad un confronto con il premier Renzi stesso per la revisione della legge elettorale e la definizione di nuove riforme, ribadendo la necessità di un confronto per fare una nuova legge elettorale che sia accettata da tutti. Proprio in virtù di questo confronto, il leader di Forza Italia ha dichiarato che anche in caso di vittoria del no non cambierà nulla ma si aprirà la possibilità di definizione di una riforma costituzionale positiva.

Le rassicurazioni sul fatto che in caso di vittoria del no al referendum costituzionale non cambierà nulla non servono però a placare gli animi di quanti guardano alla stabilità di Italia come necessaria da mantenere: i timori che quest’ultima possa, infatti, cadere nascono dal fatto che lo stesso Renzi, stando a quanto riportano le ultime notizie, sarebbe di nuovo pronto a fare un passo indietro sulla sua carica, lasciando cioè la poltrona da premier, pur continuando a mantenere la carica di segretario di partito, anche se è possibile che lo stesso presidente della Repubblica lo inviti a mantenere anche il suo ruolo premier, proprio per evitare di rigettare il nostro Paese in una situazione di squilibrio da risanare. L’alternativa non sarebbero le elezioni anticipate, che lo stesso presidente della Repubblica non vede di buon occhio, la costituzione di un governo tecnico che potrebbe essere guidato, secondo quanto trapelato in queste settimane, dall’attuale ministro dell’Economia, o dall’attuale presidente di Palazzo Madama, o anche dall’attuale ministro della Cultura. Ci sarà, dunque, molto da fare, e in ogni caso, al termine della consultazione popolare del 4 dicembre.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il