Sarkozy obbliga nelle scuole francesi a leggere un brano storico contro il nazismo

La lettura in classe dell'ultima lettera di un eroe diciassettenne comunista fucilato dai nazisti nel 1941, che il premier francese aveva reso obbligatoria come primo atto dopo il suo insediamento, si è trasformata in un boomerang per l'Elise



Dall'"ouverture" alla Resistenza alla contestazione. La lettura in classe dell'ultima lettera di un eroe diciassettenne comunista fucilato dai nazisti nel 1941, che Nicolas Sarkozy aveva reso obbligatoria come primo atto dopo il suo insediamento, si è trasformata in un boomerang per l'Eliseo.

L'idea, aveva spiegato il presidente francese, era di inviare agli studenti il messaggio di "un fratello che vi dice addio e conta su di voi". In molte scuole gli insegnanti si sono rifiutati di leggerla per protesta contro l'imposizione per "decreto presidenziale". L'estrema sinistra e i comunisti hanno inscenato proteste contro l'esecutivo che accusano di appropriarsi di una loro icona "togliendole l'etichetta" mentre i socialisti hanno messo in guardia dallo "strumentalizzare la storia".

I malumori si sono tradotti in una contestazione dei vari ministri spediti a presiedere cerimonie per la prima lettura in classe della missiva, che cadeva nel sessantaseiesimo anniversario della fucilazione del suo autore, Guy Moquet, e di altri 26 membri della Resistenza a Chateaubriand, nell'ovest della Francia. Il ministro della Giustizia, Rachida Dati, nella banlieue parigina di Villejuif: una cinquantina di attivista le ha urlato slogan contro la nuova legge sull'immigrazione che impone il test del Dna per i ricongiungimenti familiari. Lo stesso Sarkozy si è visto costretto ad annullare all'ultimo momento la visita all'istituto Carnot di Parigi, in cui Moquet studiò: ufficialmente per una colazione di lavoro con il premier israeliano, Ehud Olmert, ma la scuola è stato teatro di una manifestazione di protesta contro il governo.
Il premier francese, Francois Fillon, ha liquidato le polemiche come "irrisorie" e ha ricordato come il presidente avesse solo voluto invitare a "un momento di riflessione attorno a una lettera scritta da un giovane comunista". Una lettera che contiene molti passaggi toccanti. Rivolti ai genitori: "Quel che vi chiedo... è di essere coraggiosi!"; poi, al padre: "Sappi che ho fatto di tutto per seguire la strada che mi hai tracciato". E infine l'appello "a voi che restate": "Siate degni di noi, i 27 che stanno per morire".

Per Sarkozy le contestazioni sono la conferma di un rapporto difficile con il mondo della scuola. Dopo aver tuonato contro il Sessantotto, a inizio settembre, per la riapertura dell'anno scolastico, il presidente francese aveva inviato una "lettera agli educatori" in cui auspicava "una vera rifondazione" della scuola, con "un ritorno alla cultura generale" e a "un'educazione al rispetto". Un messaggio respinto al mittente dai sindacati della scuola, tradizionalmente vicini alla "gauche".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il