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Pensioni ultime notizie quota 100, quota 41, mini pensioni produttività in calo da 20 anni con questi metodi si può riprendere

Puntare sulla produttività per un rilancio generale della crescita economica e ruolo di eventuali novità per le pensioni: situazione e prospettive




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO nel testo ore 11:32) 

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 17:45): Anche se nel dibattito sulle novità per le pensioni emerge con una certa ripetitività di considerare le novità per le pensioni una chiave per la ripresa dell'economia, i fatti e le ultime e ultimissime notizie svelano invece come i cambiamenti apportati appaiano un peso per le finanze pubbliche anziché un'occasione da saper sfruttare al meglio.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 22:15): Un unico elemento può rappresentare la difficile situazione economica italiana ovvero la produttività media a cui si possono associare tutte le statistiche che si vuole, ma rimane un dato drammatico. E ormai quasi tutti hanno capito come risulta nelle ultime notizie e ultimissime che un passaggio fondamentale rimangono, seppur non è la sola variabile, le novità per le pensioni

Dare nuova spinta alla produttività per rilanciare una crescita economica costante: è ancora questa la chiave su cui puntare per permettere all’Italia una reale ripresa. Ma la spinta alla produttività più che derivare da investimenti a sostegno di misure di imprese potrebbe derivare a quelle novità per le pensioni che ancora tardano ad arrivare. Nonostante le misure messe in campo, infatti, la crescita in Italia è ancora molto blanda: stando alle ultime notizie, infatti, in circa 20 anni la produttività oraria nelle aziende italiane è cresciuta complessivamente del 5%, a fronte di un bel 40% registratosi negli Stati Uniti, di un 15% in Spagna, di un 25% in Portogallo, ed è crescita ben sei volte in più rispetto all’Italia in Germania, Francia, Gran Bretagna e Germania. A influire negativamente sui dati italiani, certamente la disoccupazione e la partecipazione alla forza lavoro, che nel nostro Paese è decisamente bassa da parte di donne e soprattutto dei più giovani. Ma la produttività oraria dipende essenzialmente dai risultati raggiunti di chi lavora e quando lavora, determinando valore di stipendi e reddito pro capite. E le ultime notizie sottolineano come l’Italia abbia fatto e faccia peggio di altri Paese che pur crescendo meno comunque mostrano segnali all’insù.

Ciò che lascia indietro il Belpaese è l’economia sommersa, molto sviluppata, insieme alla maggiore diffusione delle piccole imprese rispetto alle grande aziende, che dovrebbero crescere e quindi aumentare la produttività ma che, al contrario, rimangono in stallo; e all’entità delle imprese italiane. La maggiora parte, infatti, sono imprese di famiglie gestite per il 70% dagli stessi membri, ma si tratta, stando a quanto emerge dalle ultime notizie, di una strategia di gestione che non frutta sempre risultati positivi e, infatti, i dati di una recente ricerca dimostrano che le imprese a gestione familiare sono, in media, meno produttive di quelle a gestione professionale e difficilmente riescono ad espandersi e svilupparsi proprio perché si basano sul principio di dover mantenere tutto comunque in famiglia. Ma ci sono altri due fattori che non permettono alla produttività italiana di crescere e sarebbero il basso livello di cultura e conoscenze informatiche e tecnologiche dei lavoratori e un livello medio di istruzione molto basso.

Il motivo di questa situazione di arretratezza è presto spiegato: gli impiegati in imprese e aziende hanno un’età alta, sono pochi i giovani, specializzati, o laureati, attualmente occupati, e a loro appannaggio sono anche le conoscenze informatiche e tecnologiche più avanzate. Quello dei giovani rappresenta, dunque, un capitale umano sul quale bisognerebbe puntare per rilanciare effettivamente e concretamente la produttività, avviandosi, al contempo, sulla strada della reale ripresa economica in generale, ma si tratta di un percorso difficile da intraprendere e che dovrebbe passare anche, e soprattutto, da novità per le pensioni, decisamente più profonde rispetto alle attuali mini pensioni e quota 41 limitate, che permetterebbero di avviare il meccanismo di ricambio generazionale a lavoro, permettendo ai lavoratori più anziani, finalmente, di collocarsi a riposo ben prima di aver raggiunto gli attuali requisiti pensionistici piuttosto rigidi, e lasciando posti di lavoro liberi in cui occupare i più giovani.

Questa strategia dimostrerebbe come le novità per le pensioni, che potrebbero essere novità per le pensioni di quota 1000 o novità per le pensioni di quota 41 per tutti, pur essendo costose, riuscirebbero a far recuperare quanto eventualmente speso, attraverso un ciclo di crescita economica che partirebbe proprio dal prepensionamento dei lavoratori più anziani, con conseguenti assunzioni dei più giovani, oggi senza occupazione, che spingerebbero, a loro volta, non solo la produttività ma anche i consumi, avendo loro uno stipendio su cui contare e i più anziani a riposo una pensione mensile, dando, di conseguenza, una decisa spinta alla ripresa economica, in generale. Potremo, dunque, dire che l’attuazione di importanti novità per le pensioni potrebbe rivelarsi decisamente più vantaggiosa di ogni misure definita a sostegno delle imprese.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il