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Referendum votare sì: perchè, quali motivi per scegliere di votare sì nel referendum costituzionale

Semplificazione del quadro istituzionale, abbattimento dei costi della politica, maggiore efficienza dell'iter legislativo. Sono questi i temi principali alla base delle ragioni del Sì




Manca ormai poco al grande appuntamento referendario del 4 dicembre. Mesi e mesi di campagna elettorale e di scontro fra le forze politiche schierate sui due fronti opposti, hanno praticamente bloccato su questo tema il dibattito politico italiano. Un aspetto comprensibile, vista la portata storica di quest’evento. Il popolo italiano, infatti, sarà chiamato a scegliere se accettare oppure no il progetto di riforma costituzionale, targato Renzi-Boschi, licenziato dal Parlamento Italiano dopo due anni di lavoro.

Un voto che avrà delle ripercussioni sul Governo, anche in conseguenza delle parole pronunciate dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi che fece intendere, quando la campagna referendaria non era entrata ancora nel vivo, di essere pronto a dimettersi nel caso in cui la riforma fosse stata bocciata dal popolo. Dichiarazione parzialmente ritrattata, ma che è bastata per personalizzare l’appuntamento del 4 dicembre in un giudizio sullo stesso Renzi e sull’operato del suo governo.

Lo schieramento a sostegno del Sì, oltre al Partito Democratico che però non andrà al voto compatto, è composto dai cosiddetti verdiniani, che in più occasioni, per bocca del leader Denis Verdini, hanno ribadito il loro appoggio alla maggioranza di governo. Anche il Nuovo Centro Destra appoggerà senza grosse riserve il Sì, con il Ministro dell’Interno Angelino Alfano che si giocherà una carta importante, in caso di successo, per il prosieguo della sua esperienza al governo. A sorpresa, ma nemmeno troppo, a favore della riforma costituzionale si è schierato Flavio Tosi, leghista non ortodosso e sindaco di Verona, ben disposto a sostenere una riforma che permetterebbe, secondo il suo parere, all’Italia di mantenere un buon rapporto con i partner stranieri e con il mondo della finanza globale. Zanetti, Casini e Lupi sono altri nomi forti che si sono schierati per il Sì.

Si tratta di un treno che non può essere lasciato passare invano. Prima di tutto perché finalmente, dopo anni di attesa, una riforma è stata varata. Un’occasione più unica che rara attraverso la quale sarà possibile finalmente aprire una nuova stagione politica ed istituzionale. Con l’abolizione del Senato sarà più facile costruire un percorso legislativo chiaro e veloce, perché si eviterà quello che ormai è diventato celebre come il ping pong dei provvedimenti legislativi che devono essere oggi analizzati da Camera dei Deputati e Senato che hanno le stesse funzioni. Un bicameralismo ‘perfetto’ che esiste solo in Romania. Nel testo della riforma è contemplata anche una consistente riduzione dei costi della politica. Sia grazie all’abolizione definitiva delle province e poi perché verranno cancellati gli stipendi dei senatori che scenderanno a 100 rispetto ai 315 attuali. Inoltre la retribuzione dei consiglieri regionali sarà equiparata a quella dei sindaci dei comuni capoluogo di regione. Prevista anche l’abolizione del Cnel, ente che in settant’anni di storia ha promulgato pochissime proposte legislative. Un’operazione complessa che si completa con la riforma del titolo V, che riguarda le competenze delle Regioni e quelle dello Stato. Un tema già oggetto di riforma nel 2001 che però ha creato un enorme conflitto di attribuzione delle competenze che ha ingolfato il lavoro della consulta.

Tra i temi più caldi dei sostenitori del Sì, anche quello legato all’omologazione dei costi della sanità tra le diverse regioni italiane. Il nuovo assetto istituzionale, garantendo una maggiore efficienza dell’iter legislativo con un risparmio notevole in termini di tempo e di costi, dovrebbe creare anche condizioni ottimali per gli investitori internazionali, oggi impauriti dall’elevata burocratizzazione di questi processi.

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Autore: Luigi Mannini
pubblicato il