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Rinnovo e aumento stipendi, contratti sblocco statali, pubblico, docenti: avanza confronto e si pensa al rinnovo metalmeccanici

Il 30 novembre i sindacati sono stati convocati dal ministro Madia per discutere del rinnovo contrattuale del pubblico impiego dopo la bocciatura della Corte Costituzionale di parte del provvedimento




La riforma della Pubblica Amministrazione voluta dal governo Renzi e portata avanti dal Ministro Madia è un argomento che tiene ancora banco dopo la bocciatura di parte del provvedimento ritenuto illegittimo dalla Corte Costituzionale. Quella che, nello specifico, riguarda la possibilità di riformare la macchina pubblica attraverso l’acquisizione di un semplice parere, esautorando di conseguenza la conferenza Stato-Regioni dal ruolo di mediazione che aveva ricoperto fino a questo momento.

Un tema molto sentito dagli impiegati statali, che da sette anni sono costretti a subire il blocco del rinnovo contrattuale. La stessa Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittimo il regime di sospensione della contrattazione collettiva attraverso la sentenza numero centosettantotto del giugno 2015. Una battuta di arresto inaspettata che ha spento i facili entusiasmi. Ma i sindacati hanno già ufficializzato la nuova convocazione ricevuta direttamente dal ministro Marianna Madia per mercoledì 30 novembre. In questa data è stato convocato un nuovo tavolo di trattativa per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego che vedrà le tre sigle sindacali principali, Cgil, Cisl e Uil impegnati nella difficile mediazione con il governo.

Esecutivo che sembra avere una certa fretta nel chiudere questo spinoso capitolo, sia per le promesse avanzate dal ministro Marianna Madia e sia per l’avvicinarsi di una scadenza, quella referendaria del 4 dicembre, che potrebbe cambiare lo scenario politico nazionale nel caso in cui il No alla riforma costituzionale dovesse prevalere alle urne. Uno scenario che, molto probabilmente segnerebbe la fine dell’esperienza di questo governo e l’accelerazione dell’iter che porterebbe l’Italia al voto per il rinnovo del Parlamento prima della scadenza naturale prevista per il 2018.

I sindacati si presenteranno all’appuntamento con richieste ben precise. Prima di tutto l’entità dell’aumento da inserire nei rinnovi che deve essere pari a ottantacinque euro e valere per tutti. Una cifra di livello minimo, stando a quanto fanno sapere le organizzazioni che difendono i lavoratori, che deve valere anche per il personale della scuola. Una parte consistente del pubblico impiego che però, nelle intenzioni del Ministro e dell’esecutivo, dovrebbe essere tagliata fuori da questa prima fase. Cosa che i sindacati ritengono inaccettabile e spingono quindi per il loro inserimento nella riforma.

Il tavolo previsto per mercoledì 30 novembre sarà anche l’occasione per capire se qualcosa si muoverà già prima dell’esito referendario. In quell’occasione i sindacati dovranno scegliere se sottoscrivere un accordo che da più parti, soprattutto se si tengono in considerazione i commenti che si possono leggere in Rete o sui social, viene già definito insufficiente rispetto alle richieste avanzate e addirittura uno spot elettorale per orientare gli italiani a un voto di sostegno alla riforma costituzionale. Occhi puntati su questa vicenda anche se, molto probabilmente, l’incontro tra parti sociali e governo non riuscirà a dipanare la matassa. Troppo importanti gli interessi in campo. L’ombra del referendum, con tutte le implicazioni che si porta dietro a seconda dell’esito favorevole o sfavorevole alla riforma Renzi-Boschi, aleggia notevolmente su questa vicenda. Chissà se il governo riuscirà a strappare anche in questa occasione un sì ai sindacati. 

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Autore: Luigi Mannini
pubblicato il