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Referendum sì e no spiegazioni, motivazioni perchè pro e contro votare sì o no da Monticelli, Caputo, Plutino

Votare sì o no al referendum costituzionale di domenica prossima e significati: posizioni e affermazioni di Plutino, Caputo, De Monticelli




Cosa votare al referendum costituzionale di domenica prossima 4 dicembre? ‘Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?’. Questo è ciò che chiede il quesito referendario cui dovranno rispondere i cittadini italiani domenica prossima, prevedendo riduzione del numero dei parlamentari eletti di un terzo, riduzione delle indennità dei consiglieri regionali, azzeramento dei fondi ai gruppi in consiglio regionale, decostituzionalizzazione delle province, abolizione del Cnel, accorpamento dell'apparato di Camera e Senato con conseguenti riduzioni di spesa.

Votando sì la Costituzione sarà rivista, votando no non cambierà nulla. Per questo referendum non è necessario raggiungere il quorum, per cui la legge costituzionale entrerà in vigore se i sì saranno maggioranza e sarà bocciata se i no saranno più del 50%, per cui anche se andranno a votare poche persone, la validità del referendum si avrò sulle preferenze espresse da quegli italiani che hanno votato. Ma perché votare sì o no al referendum di domenica? A rispondere alcuni esperti costituzionalisti, a partire da Marco Plutino. Secondo Plutino, sarebbe anche arrivato il momento di cambiare e 'ringiovanire' la Costituzione italiana ma forse non attraverso questo referendum e attraverso le modifiche che il premier Renzi vuole apporvi. Plutino non invita ad un voto positivo piuttosto che ad un voto negativo ma offre esclusivamente spunti di riflessione. E spiega che tutte quelle conseguenze sopra riportate che deriverebbero dalla revisione proposta dell’attuale Costituzione potrebbero essere considerate autoritarie, perché tendono a verticalizzare troppo il potere, ma che è anche necessario interrogarsi sul se le modifiche proposte producono un miglioramento o un peggioramento.

Solo in base ad uno studio, che potrebbe essere anche personale, e forse all’audacia, di chi mira al cambiamento e ritiene che senza tentativi non si arrivi a scoprire nulla di particolare, allora si potrebbe raggiungere la consapevolezza del voto da scegliere. Decisamente diversa dalla posizione, diciamo, democratica di Plutino, quella di Antonio Caputo, avvocato presidente coordinatore della Federazione italiana dei Circoli di Giustizia e Libertà, che non approva le proposte di modifiche presentate dal premier Renzi soprattutto in riferimento ai cambiamenti per il Senato, che. Non eletto dai cittadini, diventerebbe, stando a quanto proposto, composto da consiglieri regionali e sindaci in un Paese in cui, senza nascondersi dietro a nulla, regioni e comuni decisamente corrotti. Molti di loro avrebbero l'immunità, rendendo il Senato composto da persone decisamente paradossali.

Questa novità non rappresenta la democrazia, quella di un popolo e della espressa volontà del popolo che ha la fortuna di scegliere una persona piuttosto che un’altra, ma decisioni progettate e, chiaramente, finalizzate da e per qualcuno. Ben chiara, dunque, la posizione di Caputo: il quesito referendario di domenica prossima priverebbe i cittadini italiani della loro sovranità, facendo calare in loro sempre più la fiducia nei confronti del loro stesso governo, perché non sarebbero più rappresentati da istituzioni rappresentative. Il Senato non eletto, del resto, pregiudica già di per sì il principio stesso di sovranità popolare. Per Roberta De Monticelli, docente di Filosofia della persona all'Università San Raffele di Milano, la migliore risposta da dare al quesito del referendum di domenica prossima è no.

La De Monticelli spiega, infatti, che le proposte di cambiamento costituzionale sono proposte di modifica di 'forme e limiti' della nostra sovranità che non possono certo risolversi in una nuova formazione di un Senato che non si capirebbe quale scopo avrebbe e che non sarebbe risultato della nostra sovranità di popolo. E poichè per la De Monticelli per modificare 'forme e limiti' che rappresentano la possibilità di espressione del nostro libero arbitrio servono ‘scienza, coscienza, attenzione, rispetto e amore’ ,a invece si è lavorato con sbadataggine e incoscienza non si può lasciare che la Costituzione venga rivista in una siffatta condizione. E invita al no.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il