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Referendum costituzionale 2016: sì o no: cosa votare, le spiegazioni

Il referendum del 4 dicembre è alle porte. Tanti sono gli indecisi che determineranno l'esito finale della consultazione. Ecco spiegate le principali motivazioni alla base del Sì e del No.




La battaglia referendaria in vista dell’appuntamento di domenica 4 dicembre sta entrando nel vivo. I due fronti contrapposti che si contendono l’esito finale non lesinando incontri a caccia dell’ultimo voto utile sono pronti a giocarsi il tutto per tutto nelle ultime ore di una campagna elettorale molto accesa che non ha risparmiato colpi bassi, polemiche ed accuse che, francamente, nulla hanno a che fare con la Costituzione o con il tentativo di riformarla. Sta di fatto che questo clima infuocato ha avuto il merito di infiammare un dibattito solitamente meno frizzante quando c’è la politica di mezzo.

La naturale polarizzazione tra i sostenitori del ddl Boschi e quelli che invece ritengono che questa riforma rappresenti un pericolo per la vita democratica del Paese ha creato una grande zona grigia nella quale viene giocata la partita più importante, quella decisiva. I due fronti, infatti, sono a conoscenza che la battaglia verrà giocata sul voto degli indecisi che rappresentano una fetta importante dell’elettorato italiano, circa il 25% secondo gli ultimi sondaggi pubblicati. Ecco perché in questi ultimi giorni i comitati nati a sostegno del Sì e del No, hanno calibrato le proprie iniziative e la propria strategia di comunicazione su quelli che ritengono essere gli argomenti più convincenti, ognuno per il suo campo s’intende.

Proviamo a riassumere le ragioni del Sì e del No, sperando di offrire un contributo utile agli elettori che navigano ancora nel limbo dell’incertezza per chiarirsi un po’ le idee.

Ruolo del nuovo Senato, rischio di una deriva autoritaria diretta conseguenza del potere troppo sbilanciato a favore dell’esecutivo rispetto al ruolo mortificato di un Parlamento che, grazie alla maggioranza assoluta assegnata dalla nuova legge elettorale battezzata Italicum, dovrà solo ratificare provvedimenti di natura governativa, riforma pasticciata del titolo V e incertezza sulle competenze tra Stato e Regioni, anche le modalità con cui questa riforma è stata discussa e licenziata da un Parlamento ritenuto illegittimo perché figlio di una legge elettorale incostituzionale. In ultimo anche il desiderio, nemmeno troppo velato, di mandare a casa Renzi, rappresentano i cavalli di battaglia dei sostenitori del No. La principale critica mossa al ruolo del nuovo Senato riguarda le competenze che dovrebbe condividere o meno con la Camera dei Deputati, e il conseguente rischio di sollevare numerosi dubbi di competenze, complicando, invece di renderlo più snello, il percorso legislativo.

Risparmio ed efficienza sono invece le direttrici principali sulle quali i sostenitori del Sì alla riforma costituzionale scommettono per spuntarla il 4 dicembre. In questa ottica si inquadra il superamento del bicameralismo perfetto, ostacolo all’efficienza del percorso legislativo, indispensabile in un mondo globalizzato che viaggia alla velocità della luce. Così il Senato, trasformato in una Camera delle Regioni, non avrà più la possibilità di esprimere la fiducia sul Governo e potrà esprimersi solo su alcuni provvedimenti legislativi. Da 315, i senatori passeranno a 100, eletti in maniera indiretta tra i consiglieri regionali e i sindaci. Un risparmio in termini economici rafforzato dalla soppressione di organi costituzionali superflui come il Cnel. Modifiche anche per le leggi di iniziativa popolare. Serviranno 150mila firme per presentare un ddl di iniziativa popolare, rispetto alle 50mila attuali, ma il Parlamento sarà obbligato a discuterne e a votare. Inoltre viene introdotto anche il referendum propositivo. Infine questa riforma garantirà una maggiore governabilità del Paese.

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Autore: Luigi Mannini
pubblicato il