Banche a rischio falllimento e più solide, sicure per il 2017-2017 con punteggi nuovi aggiornati e referendum se vince il no esito

Banche più sicure e banche a rischio e cosa potrebbe accadere in caso di sconfitta del premier al referendum di domenica prossima

Banche a rischio falllimento e più solid


Mediolanum, Intesa Sanpaolo, Credem, Ubi Banca, Banco Popolare, Mediobanca, Bnl, Credito Valtellinese, Unicredit sarebbero, secondo la valutazione della Bce, in base a specifici parametri e punteggi, le banche al momento più sicure e solide; al contrario, Monte dei Paschi di Siena, alla Banca Popolare di Vicenza,  Banca Carige, Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara sarebbero, al momento, le banche considerate a rischio fallimento. Si temono, di nuovo e ancora, possibili fallimenti che preoccupano particolarmente correntisti e risparmiatori. Per la valutazione si solidità, o meno, delle banche, vengono valutati diversi parametri, dal Core Equity Tier 1 ratio (Cet1), che mette in rapporto le attività della banca ponderate per il rischio con il capitale proprio di pronto utilizzo e il cui valore minimo stabilito dalla Bce è stato fissato all’8% per cui le banche che si allontanano da tale soglia, come la Banca Popolare di Vicenza che raggiunto il 6,65%, rischiano il fallimento ; al Tier 1, che comprende altri tipi di asset della banca come le azioni di risparmio; al Total capital ratio (Tcr), che si riferisce all’intero patrimonio della banca.

Il rischio fallimento delle banche sopra riportate potrebbe diventare ben più concreto se al referendum costituzionale, in programma domenica prossima 4 dicembre, dovesse vincere il no. In quel caso infatti sarebbe a rischio l’operazione di ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro per il Monte dei Paschi di Siena che, di conseguenza, metterebbe a rischio anche altre banche sofferenti come un effetto domino. E questo effetto domino potrebbe minacciare l’aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit, fissato per l’inizio del 2017. Il rischio per la tenuta delle banche dipendente dall’esito del referendum di domenica dipende dal fatto che una eventuale sconfitta del premier, che stando all’esito degli ultimi sondaggi che sono stati resi noti, sarebbe decisamente molto probabile viste le preferenze per il no, potrebbe tradursi in un blocco delle riforme che lo stesso governo sta portando avanti ma anche di ogni operazione avviata o da avviare, come lo stesso piano di salvataggio miliardario messo a punto per Mps.

E’ stato, infatti, il premier a decidere di non ricorrere al salvataggio statale ma di affidarsi a Jp Morgan e Mediobanca. Se alla votazione di domenica la vittoria del no fosse leggera, il premier potrebbe portare avanti le sue riforme attuali e il piano di salvataggio da 5 miliardi potrebbe comunque essere attuato anche i se in tempi più lunghi; in caso, però, di sconfitta decisamente più pesante il piano di salvataggio per Mps da 5 miliardi di euro verrebbe sostituito dal bail in, tornando, dunque, a toccare i soldi degli investitori. A parlare di grandi rischi di fallimenti bancari in caso di vittoria del no al referendum di domenica prossima è stato l’autorevole Financial Times, secondo cui la sconfitta del premier si tradurrebbe immediatamente in un fallimento del salvataggio di Mps con conseguente crollo della fiducia, generale, mettendo in pericolo ogni soluzione posta per le banche in difficoltà.

Non è la prima volta che il Financial Times lancia ‘allarmi’ di questo genere, frutto di analisi e indagine approfondite, quindi per capire cosa effettivamente succederà ed eventuali conseguenze, bisognerà attendere l’esito della votazione di domenica prossima e sperare che anche in caso di sconfitta di Renzi si posa andare avanti con il salvataggio delle banche in difficoltà senza toccare i risparmiatori.

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di Marianna Quatraro pubblicato il