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Referendum ultime notizie e novità affermazioni referendum votare sì o no Ceccanti, Bruno, Di Traglia

Le posizioni degli esperti Ceccanti, Bruno, Traglia sul voto del referendum costituzionale di domenica prossima ed eventuali ripercussioni




Si vota domenica prossima 4 dicembre per il referendum costituzionale che chiede di apportare modifiche all’attuale Costituzione: si tratta di un referendum per cui non sarà necessario raggiungere il quorum, che chiamerà al voto milioni di cittadini tra i residenti in Italia e i residenti all’estero, e per cui, stando alle ultime notizie, si preannuncia una vittoria del no. Si tratta, però, di un dato puramente aleatorio e ipotetico risultato dagli ultimi sondaggi resi noti ufficialmente. Il quesito referendario chiede ‘Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?’ e votando sì la Costituzione sarà rivista, mentre votando no tutto resterà uguale. Considerando che, come detto, non si tratta di un referendum per cui sarà necessario raggiungere il cosiddetto quorum, se vincerà il sì sulla base degli italiani andati a votare, anche se pochissimi, le novità entreranno in vigore.

Se, al contrario, i no saranno oltre il 50%, la proposta di modifica dell’attuale legge sarà bocciata. La domanda che molti italiani ancora si pongono è se votare sì o no? In aiuto di indecisi e di chi non ha ancora ben chiaro cosa implicherà il voto, sia che sia un sì sia che sia un no, alcuni esperti e costituzionalisti. Si parte da Stefano Ceccanti, secondo cui la vittoria del no, come già emerso, potrebbe portare ad una forte instabilità politica nel nostro Paese. Considerando che la nuova legge chiede il cambiamento del Senato, se vincesse il no si tornerebbe a votare con due Camere diverse che danno la fiducia, con maggioranze diverse e lunghi percorsi di lavori. A proporre spunti di riflessione per esprimere un voto consapevole domenica prossima anche lo specialista Francesco Bruno del Sole24Ore, che ha chiaramente spiegato come in caso di vittoria del no, nulla cambierebbe a livello costituzionale, mentre se dovesse vincere il sì toccherebbe alla sola Camera dei Deputati votare la fiducia al Governo e i deputati resteranno seicentotrenta, eletti a suffragio universale, mentre i senatori saranno cento, cinque dei quali nominati dal Presidente della Repubblica e gli altri novantacinque saranno Consiglieri Regionali e sindaci.

Sembra che per l’elezione di questi senatori, non voteranno più i cittadini ma ogni Regione dovrà essere rappresentata da almeno due Senatori e la nomina sarà affidata ai Consigli Regionali, che sceglieranno i Consiglieri-Senatori e un Sindaco-Senatore per Regione. Se, dunque, il senatore decade dalla sua carica elettiva locale, perderà anche il suo seggio a Palazzo Madama. Tra gli altri cambiamenti che sarebbero attuati con la vittoria del sì, la disciplina della competenza legislativa Stato-Regioni che modificherà la riforma del 2001. Attualmente lo Stato ha competenza legislativa esclusiva su alcune materie, mentre su altre vi è la competenza concorrente Stato/Regioni, con il primo che definisce i principi fondamentali e le seconde che ne acquisiscono competenza ordinaria. Con la vittoria dei sì, lo Stato potrà intervenire sulla competenza delle Regioni. Nessuna novità e nessun cambiamento interesseranno, invece, il Capo dello Stato.
Polemica la posizione del giornalista Stefano Di Traglia contro le ultime notizie relative ai sindaci che si starebbero preparando a votare sì al referendum di domenica. Stando a quanto spiegato da Di Traglia, le modifiche proposte all’attuale legge costituzionale non prevedono una totale sostituzione delle città metropolitane della Provincia nell’amministrazione del territorio, perché la maggior parte delle competenze delle stesse Province passeranno alle Regioni e con la nuova riforma toccherà al Senato, in un certo senso, sostituire le Province per rappresentare le istanze territoriali a livello nazionale e porsi da ponte tra enti locali e organi centrali.

Molte decisioni importanti passeranno dai Comuni alle Regioni o anche allo Stato, eppure i sindaci, stando alle ultime notizie, si preparano a votare sì, ben consapevoli del fatto che l'attuale riforma costituzionale proposta priverà i cittadini, e i comuni, del loro potere democratico in questo Paese.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il