Contratti pubblico, stipendio aumento rinnovo e sblocco statali, forze ordine, docenti: un punto rilevante è dimenticato da tutti

L'importanza dell'Alta Corte nella partita dell'aumento degli stipendi e più in generale della riforma della pubblica amministrazione.

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A recitare una parte da protagonista nella partita del rinnovo del contratto degli statali e più in generale della riforma della pubblica amministrazione è l'Alta Corte. Sono stati infatti i giudici ad aver ordinato di scongelare l'aumento degli stipendi dopo sette anni di immobilismo. E allo stesso tempo è stata sempre l'Alta Corte ad aver bocciato alcuni decreti della riforma nel suo complesso con inevitabili ripercussioni anche dal punto di vista economico. In ogni caso, si va verso la volata finale per la definizione dell'accordo sui rinnovi contrattuali nel pubblico impiego. L'appuntamento è stato fissato per domani 30 novembre.

È questa la data della convocazione spedita dal ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ai leader di Cgil, Cisl e Uil. La bozza d'intesa che il governo sta limando per recepire in qualche modo le richieste dei sindacati è di tre pagine. Non un trattato quindi, ma sono tutte parole che pesano. Si parla di riequilibrare il rapporto tra legge e contratto a favore di quest'ultimo in tutti i comparti, inclusa la scuola. Ed è proprio quest'ultimo uno degli snodi più delicati. In ballo ci sono anche un incremento di 85 euro privilegiando le fasce di reddito più basse e di una riorganizzazione delle amministrazioni che punta su flessibilità degli orari, welfare aziendale, conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Non manca il riferimento alla valutazione, con l'impegno a contrastare comportamenti di abuso e a tenere d'occhio le presenze. Da qui si parte, ma le proposte emendative dei sindacati sono a doppia cifra. Se sarà accordo o meno, tra tutti o no, si capirà solo mercoledì, in ritardo rispetto alla tabella di marcia che voleva già da tempo l'incontro. Saltata la riforma della dirigenza e dei servizi pubblici locali. Dopo la sentenza dell'Alta Corte non se ne fa dunque più nulla: la maggioranza li ha ritirati. Erano stati approvati giusto giovedì scorso e non ha più tempo per ripresentarli. La pronuncia dei giudici è arrivata poche ore prima che i testi potessero andare alla firma del Quirinale e a tre giorni dalla scadenza dei termini di delega.

Ci sono però altri decreti in bilico, i provvedimenti sui furbetti del cartellino, sui dirigenti medici e sulle partecipate pubbliche. Decreti già in vigore per cui si profila uno stallo. Insomma si rischia il caos e per capire davvero cosa ne sarà bisognerà aspettare il 4 dicembre, data del referendum. Adesso occorre capire se la delega, su cui la Consulta si è espressa, ripasserà per il Parlamento o meno.

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di Marianna Quatraro pubblicato il
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