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Referendum sì o no 4 Dicembre: cosa votare, vantaggi e svantaggi.

Il 4 dicembre è alle porte. La campagna referendaria, molto dora e giocata senza esclusione di colpi volge al termine. Ecco le principali motivazioni alla base delle ragioni del Sì e quelle del No




Il quattro dicembre è ormai alle porte e la tensione tra i due fronti che appoggiano o rigettano la proposta di riforma costituzionale, sale sempre di più. Un confronto che è stato aspro e senza esclusioni di colpi e che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo un inizio in sordina ha deciso di combattere in prima persona. Non si ricorda a memoria d’uomo nella storia repubblicana dell’Italia un Primo Ministro così attivo come l’ex sindaco di Firenze in una battaglia referendaria. Ma, a pensarci bene, non esistevano alternative. Renzi si gioca la partita decisiva della fin qui brillante carriera che l’ha portato a Palazzo Chigi con le stesse modalità che gli avevano consentito qualche mese prima di scalare un partito incrostato fin dalla nascita da rendite di posizione. Certo le sue dichiarazioni rilasciate prima che iniziasse la maratona elettorale, di lasciare non solo la poltrona di Palazzo Chigi, ma anche la Politica nel caso in cui il referendum avesse bocciato il ddl Boschi non lo hanno affatto aiutato.

Sta di fatto che a poche ore dalla consultazione, l’esito è come poteva prevedersi molto incerto. I due blocchi si sono ormai consolidati dal punto di vista elettorale. Decisivi, ancora una volta, saranno quelli che non hanno ancora espresso un parere in merito e che navigano in quel mare magnum di incertezza nel quale Renzi ha deciso di pescare calibrando proprio verso questo elettorato la sua ultima settimana di campagna elettorale.

Dall’altro versante il fronte del No ha criticato aspramente la sovraesposizione mediatica del Premier che ha provato, forse riuscendoci, ad arrivare davvero all’orecchio di ogni italiano non disdegnando nemmeno interviste alle televisioni o radio locali, e anche gli interventi dall’estero che di volta in volta volevano fornire un assist a Renzi.

Ma quali sono le motivazioni più importanti alla base di chi ha scelto di sostenere questa riforma e chi invece, senza troppi dubbi, pensa di rigettarla con il proprio voto? Per il fronte del Sì questa riforma consentirà finalmente all’Italia di dotarsi di un’architettura istituzionale finalmente efficace e moderna capace di decidere e legiferare in tempi brevi come accade in tutte le principali democrazie europee. La ridefinizione del ruolo del Senato, non una vera e propria abolizione, la cancellazione degli organi inutili che hanno provocato solo esborsi di denaro come il Cnel o le province, sono gli aspetti rilanciati per far comprendere il risparmio in termini economici, che il governo stima in 500 milioni di euro all’anno, garantiti dalla riforma. Anche la ridefinizione del rapporto Stato Regioni con l’assegnazione di un ruolo primario allo stato centrale, risolvendo così i tantissimi ricorsi per conflitto di attribuzione delle competenze che hanno provocato l’ingolfamento dell’attività istituzionale del Paese, rientra tra i benefici del ddl Renzi-Boschi.

Di deriva autoritaria e pericolo per la democrazia hanno parlato invece i detrattori della riforma. Che, prima di tutto, non garantisce il superamento del bicameralismo paritario, né tanto meno il risparmio promesso dal Governo. I calcoli della ragioneria dello stato, fanno sapere gli esponenti di questo fronte, stimano che il risparmio ammonti a circa 57 milioni l’anno. Infine anche la profonda modifica di una delle costituzioni più belle del mondo come viene definita, fatta senza il consenso delle altre forze politiche, soprattutto quelle di opposizione, ed approvata in Parlamento senza una larga maggioranza come dovrebbe accadere in questi casi, rappresentano un ulteriore vulnus che deve essere respinto senza tentennamenti.

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Autore: Luigi Mannini
pubblicato il