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Referendum costituzionale sì o no? Motivazioni,spiegazioni perchè votare no o sì facili e chiare.Cosa cambia, vantaggi e svantaggi

La maratona referendaria sta giungendo alle ultime battute. Un cammino che non ha risparmiato colpi bassi tra il fronte del Sì e quello del No. Ecco le principali motivazioni dei due schieramenti sui motivi perchè votare sì e perchè votare no.




L’essere o non essere, dubbio amletico di shakespeariana memoria, si potrebbe declinare in maniera sicuramente meno aulica, attraverso un Sì o un No. Un dubbio che riguarda ancora una grande fetta dell’elettorato italiano che ancora non ha sciolto la riserva sul tema che da diversi mesi occupa quotidianamente le cronache del Belpaese.

Stiamo parlando, ovviamente, del referendum sulla riforma costituzionale che porta il nome del Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che il 4 dicembre potrebbe sancire, in caso di vittoria del Sì, la profonda modifica dell’assetto costituzionale italiano. Una riforma che ha avuto un forte effetto polarizzatore, come è ovvio per una decisione che non può deragliare dal binario Sì o No.

Lo scenario che si presenta davanti a chi domenica 4 dicembre deciderà di recarsi alle urne, è spaccato a metà. Le forze politiche si sono coagulate intorno a due fronti per niente omogenei. Un fatto che in un colpo solo ha cancellato, almeno per questa circostanza, decenni di lotte tra formazioni che occupano le posizioni più distanti in quello che una volta veniva chiamato l’arco costituzionale.

Tutte le informazioni sul Referendum:

I partiti che votano No al Referendum

Da un lato la destra estrema di Casa Pound e quella leghista capeggiata da Salvini condividono le posizioni contrarie alla riforma insieme a quella moderata di Forza Italia, alla sinistra radicale, all’Anpi e alla minoranza Dem capeggiata da Bersani e orfana invece di Cuperlo che all’ultimo, in seguito alle rassicurazioni sulla modifica della legge elettorale avute da Renzi, ha ammainato la bandiera del No per diventare uno dei sostenitori più convinti del ddl Boschi.

Le forze politiche che votano Si al Referendum

Sul fronte opposto non si può certo definire omogenea l’alleanza tra la maggiore forza del centro sinistra, ossia quel Partito Democratico che è stato certamente il motore di questa riforma in Parlamento e porzioni non certo secondari dello schieramento conservatore come il Nuovo Centro Destra di Alfano, Ala, il partito messo in piedi da Denis Verdini che ha tenuto in piedi il Governo soprattutto al Senato dove la pattuglia dei verdiniani è stata più volte decisiva per salvare l’esecutivo. Insomma, la battaglia referendaria è stata in grado di scompaginare il quadro politico con la formazione di due fronti contrapposti, dal sapore fortemente inedito.

L'interpretazione politica di Matteo Renzi

Un fatto che può essere spiegato con la natura costituzionale del voto anche se la politica, uscita dalla finestra sembra rientrare a tutti i costi dalla porta. Merito, o colpa, delle dichiarazioni dello stesso Matteo Renzi che circa un anno fa, probabilmente spinto dalla forza che i sondaggi assegnavano al suo governo e alla sua figura di leader carismatico, aveva dichiarato a più riprese che la riforma della costituzione rappresentava il culmine del suo impegno politico.

Una sconfitta al referendum non gli avrebbe lasciato altra strada che le dimissioni da capo del Governo e addirittura l’avrebbe spinto a lasciare definitivamente la politica. Dichiarazioni forti, che alle prime difficoltà del Premier sono state tirate in ballo dai suoi avversati politici costringendolo a un dietro front tanto clamoroso, quanto probabilmente inutile.

Proprio il sentimento anti-renziano che serpeggia in parte dell’elettorato italiano, potrebbe configurarsi come il maggior pericolo per i sostenitori del Sì che, infatti, non hanno esitato a far diventare un mantra il concetto che non si tratta di un referendum sulla persona di Renzi, che potrà essere mandato a casa attraverso le consultazioni politiche che dovrebbero tenersi nel 2018, ma di un traguardo che potrebbe finalmente permettere all’Italia di diventare un Paese moderno.

I sondaggi ufficiali sul Referendum

Chissà se la consapevolezza mostrata da Renzi dell’errore commesso sul piano della comunicazione politica, e il repentino cambio di rotta porteranno i frutti sperati dall’entourage renziano. Per il momento, a pochi giorni dal fatidico 4 dicembre, il vento sembra essere favorevole a chi questa riforma non la vuole.

Rispetto a qualche settimana fa, quando i sondaggi erano d’accordo sul vantaggio che il fronte del No aveva accumulato, il vento sembra essere cambiato.

Certo non ci sono nuove rilevazioni ufficiali che lo confermano vista l’impossibilità di pubblicare sondaggi all’approssimarsi del fatidico giorno della consultazione. Ma sembra che lo stesso Matteo Renzi che ha occupato nelle ultime due settimane il panorama politico mediatico come mai nessun altro Presidente del Consiglio ha mai fatto nel corso della storia repubblicana italiana, abbia ribadito ai suoi più stretti collaboratori che il Sì vincerebbe senza grossi problemi.

Come sia possibile una cosa del genere è spiegabile facilmente. Se è vero che il No è stato sempre in vantaggio fin dall’inizio delle rilevazioni, come spesso avviene in questi casi, saranno gli indecisi accreditati intorno al 25% degli elettori a decidere la competizione referendaria. Ed è proprio in questo mare indistinto di persone che Renzi conta di pescare il numero necessario di elettori necessari a far passare la riforma.

Sempre che i sondaggi abbiano ancora un senso dopo la terribile figuraccia planetaria che gli istituti americani hanno fatto riguardo le recenti elezioni presidenziali. Tutti i rilevamenti avevano dato per certa la vittoria, anche con un discreto margine, della candidata democratica Hillary Clinton nei confronti dell’avversario repubblicano Donald Trump. Si sa come è andata.

Sondaggi clandetistini referendum

Curioso anche il fenomeno dei sondaggi clandestini. A quanti di voi è successo di trovare specialmente in Rete alcuni siti che offrono discussioni su temi quali vendita di auto, corse di cavalli e voci dal conclave? Questi sono espedienti per aggirare il divieto di pubblicazione dei sondaggi.

Così si scopre che ad esempio un’analisi di Ipr Carsharing stima l’original board al 51,2% e il new board al 48,8%. Oppure che voci dal conclave sulle modifiche proposte sulla Legge Fondamentale dello Stato Vaticano vede in vantaggio lo schieramento di San Norberto con 52 cardinali e 3 parrocchie rispetto a quello di San Simplicio, dato in recupero, ma attualmente sostenuto da 47 cardinali e 7 parrocchie. Insomma, a buon intenditor poche parole.

L'opinione di giornali ed esperti dall'estero

Negli ultimi giorni, infine, nel dibattito sono entrati, provocando non poche polemiche, anche occhi che guardano l’Italia dall’estero.

Il Financial Times ha dipinto il futuro del Belpaese a tinte fosche nel caso in cui dovesse prevalere il No. Secondo il famoso quotidiano britannico che chiaramente si schiera a favore della riforma, un’eventuale vittoria del No avrebbe conseguenze pesanti sul futuro del nostro Paese allontanando gli investitori internazionali con crisi finanziaria annessa che sarebbe capace di spazzare via ben otto istituti di credito attualmente in difficoltà, tra le quali anche Banca Etruria. E il balzo in avanti dello spread, vecchia conoscenza degli italiani ai tempi dell’ultima fase del governo Berlusconi nel 2011, sarebbe un primo campanello di allarme.

Anche l’Economist è intervenuto, con posizioni contrarie, sostenendo che la riforma pasticciata di Renzi merita di essere bocciata dagli elettori.

E' previsto il quorum?

Alla luce di queste valutazioni è il caso di analizzare più da vicino quali sono le motivazioni che spingono i sostenitori del Sì e quelli del No nella battaglia referendaria che si è combattuta fino a questo momento senza esclusioni di colpi. Per prima cosa bisogna sottolineare che il referendum confermativo non prevede alcun quorum. Utilizzando una metafora calcistica basterà quindi prendere un voto in più per portare a casa l’intera posta in palio.

Perchè votare sì al Referendum?

La semplificazione dell’assetto istituzionale, con l’abolizione del Senato e la fine del bicameralismo paritario è certamente l’aspetto che i sostenitori della riforma mettono maggiormente in evidenza perché renderebbero l’Italia un paese finalmente moderno e dotato di una macchina istituzionale in grado di prendere decisioni in tempi rapidi e mostrarsi quindi competitivo nei confronti dei maggiori competitors mondiali. Solo la Romania, amano sottolineare gli esponenti del fronte del Sì, mantiene questo bicameralismo con due Camere che praticamente svolgono le stesse funzioni.

La riduzione dei costi della politica con la diminuzione del numero dei Senatori che passerebbero da 315 a 100, la garanzia di una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica attraverso l’obbligo per il Parlamento di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare per i proporre le quali saranno necessarie 150mila firme sono altri cavalli di battaglia del Sì. Che poi pongono l’accento anche su un altro aspetto molto sentito dall’opinione pubblica.

Si tratta della risoluzione, ottenuta con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti” della conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato il lavoro della Corte Costituzionale negli ultimi anni. Da quando cioè nel 2001 il governo Amato riformò il titolo V della Costituzione prevedendo un cambiamento in senso federale dell’architrave istituzionale italiana potenziando le competenze delle regioni.

Infine, l’aumento della rappresentanza degli Enti Locali in Parlamento e in Europa. Il nuovo Senato che sarà formato da consiglieri regionali e sindaci, verrà investito di una funzione importante: parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne verificherà l’impatto sui territori.

Perchè votare no al Referendum?

Quelli che invece si schierano contro l’approvazione di una riforma che ritengono fortemente lesiva dei più elementari principi democratici, spalancando le porte verso un regime autocratico, avanzano per prima cosa un dubbio di legittimità sulla natura del Parlamento eletto nel 2013 attraverso una legge elettorale, il ‘Porcellum’ che la Consulta ha dichiarato incostituzionale.

Il nuovo rapporto, totalmente squilibrato a vantaggio del primo, che si verrebbe a creare tra esecutivo e Parlamento, è considerato una vera e propria minaccia per la vita democratica del paese. Il Parlamento verrebbe infatti esautorato sia dalla sua funzione legislativa visto che l’iniziativa passa nelle mani del Governo e sia di controllo.

La nuova legge elettorale, quell’Italicum che Renzi ha promesso di modificare dopo il 4 dicembre, assegna una maggioranza bulgara a chi esce vittorioso dalla competizione elettorale rendendo nullo l’apporto delle opposizioni al dibattito.

Il fronte del No considera la riforma inopportuna anche dal punto di vista della semplificazione perché, al contrario, aumenta fino a dieci i processi legislativi, conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie che vengono private dei mezzi finanziari necessari, che non garantisce un risparmio significativo in termini economici.

La parziale abolizione del Senato produrrebbe un risparmio pari al 20% e non al 50% come viene ripetuto invece dai sostenitori del ddl Boschi. Infine la riforma non garantirebbe neanche la sovranità popolare perché insieme alla nuova legge elettorale, già approvata, consegnerebbe a una minoranza parlamentare un potere enorme e non bilanciato.

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Autore: Luigi Mannini
pubblicato il