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Rinnovo pubblico, sblocco contratti e stipendio statali, docenti, forze ordine,polizia,vigili ufficiale: per chi, il netto, quando

Uno dei nodi centrali è stato il rapporto tra l'aumento da 85 euro lordi mensili e il bonus Renzi da 80 euro per i dipendenti pubblici.




Raggiunta l'intesa sul rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici. Forze sociali e dicastero della Funzione Pubblica hanno deciso di valorizzare i livelli retributivi che più di altri hanno sofferto la crisi economica e il blocco della contrattazione. Tradotto in termini pratici significa che l'aumento medio di stipendio, legato dunque al reddito, è pari a 85 euro. La cifra è da intendersi lorda ovvero pari a circa 60 euro netti di media di aumento di stipendio al mese per gli statali. La logica, è stato spiegato, è quella della piramide rovesciata, per cui si favorisce chi ha di meno. Non sono previste penalizzazioni indirette per i beneficiari del bonus Irpef.

Non sono chiari i tempi di introduzione di questa misura, anche perché il governo si è infatti impegnato ad approvare il Testo unico sul pubblico impiego entro febbraio. L'accordo è solo un punto d'inizio e ora la palla deve passare ai tavoli di contrattazione. A tal proposito, sarà affrontato il tema dei precari nella pubblica amministrazione. L'intenzione è di prorogare i contratti in scadenza mentre nel Testo unico sul pubblico impiego rimarranno solo quelle forme contrattuali che potranno essere utilizzate dalle amministrazioni statali. Uno dei nodi centrali è stato il rapporto tra l'aumento da 85 euro lordi mensili e il bonus Renzi da 80 euro per i dipendenti pubblici (oltre che privati).

Una platea di circa 200.000 lavoratori pubblici, sarebbe al limite della soglia di 24.000 euro, oltre la quale il bonus si riduce per azzerarsi a 26.000 euro. L'aumento rischierebbe di far perdere il bonus. L'accordo prevede che per chi si trova in questa situazione saranno trovati meccanismi per evitare qualsiasi penalizzazione. Ecco poi i macro obiettivi per migliorare i servizi. Il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione ha promesso di rimettere mano ai fondi per la contrattazione di secondo livello, il salario accessorio, e di promuovere anche nel pubblico una fiscalità di vantaggio per la produttività. Si apre anche al welfare integrativo, dai fondi pensione alla sanità.

Soprattutto si parla di misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza negli uffici in cui si è stati assunti. Le norme della legge Brunetta secondo cui il contratto non può derogare alla legge sul pubblico impiego, saranno superate. Nell'accordo firmato nella giornata di ieri tra le parti si legge che serve un percorso che segni una discontinuità con il passato. Il governo si impegna anche a raggiungere l'intesa con le regioni per le modifiche normative da inserire nel Testo Unico del lavoro pubblico in arrivo per febbraio, colpiti dalla recente sentenza della Consulta. Rispetto alla bozza iniziale d'intesa, le forze sociali hanno ottenuto l'allargamento del patto a tutti i settori, compresa la scuola. Sull'accordo e specie sulla tempistica della firma piovono anche critiche, soprattutto in relazione alle tempistiche ovvero all'intesa raggiunta a pochissimi giorni dalla consultazione popolare.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il