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Sondaggi referendum oltre a clandestini il calcolo matematico aggregazione Poli e l'online con risultati diversi vince sì o no

La scelta del voto al referendum costituzionale può essere influenzata da tanti indicatori che sfuggono a tutti i sondaggi.




Nonostante gli sforzi da entrambi gli schieramenti, il referendum costituzionale dei domenica sembra che si stia trasformando in una scelta pro o contro l'attuale maggioranza di governo. Una larga fetta di chi si recherà alle urne, raccontano gli ultimi sondaggi (anche se non sono pubblicabili vengono comunque effettuati con cadenza quotidiana), sceglierà se barrerà la casella sì o quella no in base a una valutazione complessiva dell'attività dell'esecutivo se non delle personali preferenze verso presidente del Consiglio e ministri. Insomma, i contenuti della chiamata al voto passano per molti in secondo piano, il che rende realmente difficile capire chi vince tra il sì o il no.

E se il no viene dato in vantaggio dai tutti i sondaggi clandestini, come quelli che fanno riferimento alle corse di cavalli, al mercato delle automobili o alle manovre interne al vaticano, c'è perfino chi, come il quotidiano Il Foglio, si dice sicuro che il sì non potrà mai vincere. La ragione? Il referendum è stato proposto da un partito di centrosinistra.

Stando ai calcoli proposti, se il premier ha fissato in 15 milioni la quantità di voti da portare a casa, nessun partito di sinistra in Italia ha mai sfondato il tetto di 12 milioni di voti. E anche se il Partito democratico, ragiona il quotidiano, dovesse ripetere l'ottima prestazione elettorale delle europee, anche sommando il consenso dei partiti di centro, non si raggiungerebbe la soglia di 14 milioni di voto.

In ogni caso, tutte le valutazioni e ogni sondaggio sul referendum costituzionale vanno presi con le molle. Come hanno dimostrato tante elezioni, in Italia e all'estero, i numeri che circolano sul web non sono necessariamente corretti e le previsioni possono rivelarsi ragionevolmente errate. Un'altra ragione che potrebbe sfuggire ai sondaggi è il voto su base regionale. Il referendum prevede infatti una riduzione dei poteri, considerando che le Regioni non avranno voce in capitolo su politica estera e di difesa, asilo e cittadinanza, moneta, risparmio, assicurazioni, tributi, concorrenza, coordinamento della finanza pubblica, leggi elettorali statali ed europee, referendum abrogativi.

E ancora: ordine pubblico, sicurezza, giustizia e norme del procedimento amministrativo, previdenza sociale, sicurezza del lavoro, commercio estero, ecosistema e ambiente, beni culturali e sport, energia e infrastrutture, ordinamento scolastico, università, programmazione della ricerca scientifica. Di conseguenza sono in tanti che potrebbero scegliere il no per opporsi al centralismo, e viceversa.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il