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Referendum: perché votare Sì o No non cambia nulla per il Governo Renzi si può scegliere davvero le reali motivazioni

Quale saranno gli scenari del dopo referendum? Cambierà qualcosa per l'Italia e per Renzi a seconda della vittoria dell'uno o dell'altro fronte referendario? Proviamo a capire qualcosa in più




Le Cassandre possono dormire sonni tranquilli. L’esito della consultazione referendaria del 4 dicembre, che stabilirà se il progetto di riforma costituzionale contenuto verrà accolto oppure no dagli, non sarà così determinante per il futuro del nostro Paese.

Gli scenari cupi descritti dal Financial Times secondo il quale se il No dovesse uscire vittorioso dalle urne ben otto istituti bancari in Italia sarebbero a rischio fallimento, oppure quelli che raccontano di una fuga degli investitori stranieri o l’improvvisa accelerata dello spread, non sembrano concreti. Certo si dovrà gestire una transizione, perché Renzi potrebbe decidere di dare le dimissioni che, però, visto il quadro politico attuale gli consentirebbero di presentarsi alle elezioni in una posizione di forza. Quella del riformatore che non si arrende alle prime battute di arresto. Nell’intervallo di tempo necessario ad organizzare la macchina elettorale, in vista di elezioni che a questo punto potrebbero essere anticipate rispetto alla scadenza naturale prevista per il 2018, il Paese sarebbe sorretto da un governo tecnico.

Questo potrebbe essere lo scenario più plausibile nel caso in cui il No uscisse vittorioso da questa competizione. Ma Renzi avrebbe anche un altro piano nel cassetto che non prevede le sue dimissioni. Il Governo diventerebbe un governo di scopo, riuscire a licenziare una legge elettorale condivisa da tutte le forze politiche presenti in Parlamento che sostituisca l’Italicum. Continuare l’esperienza di governo utilizzando il metodo del Nazareno, cioè insieme a partiti che condividono ben poco gli ideali e i valori che sono maggioritari nella base elettorale del Pd costituirebbe invece un serio rischio di logorare il consenso, che è ancora vasto soprattutto in alcune aree del paese e in settori precisi della società, per Renzi e il suo Governo.

Se vincesse il Sì, a meno di un successo rotondo che appare improbabile se si considerano le previsioni dei maggiori istituti italiani hanno pubblicato fino a quando è stato possibile farlo, che hanno sempre assegnato un leggero vantaggio al No, non cambierebbe poi molto. Ma una vittoria risicata delegittimerebbe un governo che non è stato voluto dagli elettori e che si tiene su equilibri molto precari e sull’abilità e sul carisma che Renzi ha dimostrato di possedere. Lo sfilacciamento della maggioranza sarebbe il rischio più grande che l’ex sindaco di Firenze può correre. Quello di essere risucchiato in discorsi che ricordano troppo da vicino le tanto vituperate manovre di Palazzo. Così la rottamazione si andrebbe e benedire.

Per i due fronti, ovviamente sarà importante vincere. Ma, per comprendere lo scenario che più probabilmente si realizzerà dopo, molto dipenderà anche dalle dimensioni di questa vittoria. Per il momento gli italiani, almeno quelli che non hanno ancora un’idea ben precisa, vogliono essere aggiornati sulle ragioni per le quali dovrebbero votare Sì, oppure No. Il fronte che sostiene la riforma è certo che le nuove regole garantiranno una maggiore competitività all’Italia, un risparmio notevole in termini economici per quel che riguarda i costi della politica, una sburocratizzazione che permetterà al Paese di risultare ‘semplice’ anche agli investitori stranieri, e una chiarezza nei rapporti tra Stato e periferia. Il fronte del No ribatte invece sottolineando l’impatto praticamente nullo in termini di risparmio sulle casse dello Stato del nuovo Senato, il rischio di scivolare verso una deriva autoritaria vista l’inadeguato sistema di contrappesi in grado di arginare il potere nelle mani del Premier e che deve essere rigettata senza dubbio perché partorita da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale.

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Autore: Luigi Mannini
pubblicato il