Referendum sì e no? Cosa votare, perchè. Sondaggi aggiornati, previsioni. Orari spoglio voti, quando, risultati, exit poll

Domenica 4 si vota dalle 7 alle 23: a chiusura seggio al via subito lo spoglio delle schede. Risultati attesi e conseguenze vittoria del sì o del no

Referendum sì e no? Cosa votare, perchè.


Si vota domenica 4 dicembre dalle 7 alle 23 per il referendum costituzionale che chiede  agli italiani ‘Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?’.

Per esprimere il proprio voto, i cittadini devono presentarsi presso il proprio seggio muniti della propria tessera elettorale, insieme a un documento di identità valido. La nuova legge entrerà in vigore se vinceranno i sì, mentre se i no saranno più del 50%, la nuova legge sarà bocciata.

Stando ai risultati degli ultimi sondaggi aggiornati, sembra decisamente difficile prevedere la vittoria del sì piuttosto che del no, considerando che i numeri continuano ad oscillare, ed anche in maniera decisamente rilevante. Fino alla scorsa settimana, infatti, il no era in vantaggio sul sì di 9 punti percentuali, poi nei giorni successivi il recupero del no, per tornare a crescere qualche giorno fa tornando ad attestarsi su un +8% e +10%.

Ad oggi, invece, il sì sembra aver ulteriormente recuperato, arrivando ad un -6%. Se dovesse vincere il no, non cambierebbe nulla rispetto ad ora, ma se dovesse vincere il sì, sono diversi i cambiamenti che si prospettano e non solo per quanto riguarda le modifiche della legge elettorale ma anche da un punto di vista politico.

Seguiremo in diretta exit poll e spoglio fino ai risultati definitivi: lo spoglio appena chiuderanno i seggi alle 23 di domenica e contestualmente arriveranno i primi exit-poll ma per avere i primi dati reali e indicativi bisognerà aspettare la prima proiezione degli istituti demoscopici Tecnè, Ipr ed Emg, più o meno verso mezzanotte e poco dopo potrebbe arrivare un quadro abbastanza definitivo con una nuova proiezione nel caso in cui vi fosse grande divergenza di voti tra il sì e il no.

In caso contrario, se cioè non vi fosse molto distacco tra sì e no, bisognerà aspettare un consolidamento dei risultati reali che arrivano dal Viminale, verso le tre di notte. Quali saranno le eventuali conseguenze dell’esito del referendum?

Da un punto di vista di cambiamenti relativi alla legge elettorale, il cambiamento più eclatante che arriverebbe sarebbe la nuova composizione del Senato che passerebbe ad avere, dagli attuali 315 eletti direttamente dai cittadini, solo 100 rappresentati eletti in maniera indiretta, di cui 74 membri saranno nominati all’interno dei vari Consigli Regionali con un metodo proporzionale in base alla popolazione e ai voti presi dai partiti, mentre 21 saranno scelti dagli stessi Consigli Regionali fra i sindaci della Regione. Gli altri 5 senatori saranno nominati dal Presidente della Repubblica e resteranno in carica per sette anni. Ogni senatore, stando a quanto previsto, non riceverà alcun compenso per la sua attività parlamentare.

Notevoli cambiamenti potrebbero invece interessare il panorama politico: nel caso di vittoria del premier, sarà lui che continuerà a guidare la maggioranza e due potrebbero essere le possibili strade, o andare avanti con i provvedimenti al momento avviati ma in maniera comunque lenta, tanto si sarebbe raggiunto il risultato sperato, o, al contrario, è possibile che si acceleri sui provvedimenti avviati in modo da iniziare a lavorare in vista delle elezioni del 2018, cercando di recuperare consensi e fiducia dei cittadini.

Nel caso di vittoria del no, si prospetterebbero diversi scenari politici: sarebbero innanzitutto attese le dimissioni del premier, anche se Berlusconi ha chiaramente spiegato che dovrebbe rimanere al suo posto e rimetteresi al tavolo per definire una nuova legge elettorale condivisa, e ci si avvierebbe alla costituzione di un governo tecnico che verrebbe guidato, stando a quanto trapelato in questi giorni, dall’attuale ministro dell’Economia Padoan, o dall’attuale presidente del Senato Grasso, o dal’attuale ministro della Cultura Franceschini.

Tutto, però, è ancora decisamente vago e in via di definizione nell’attesa dei risultati ufficiali del voto. Al momento, con certezza, si sa che schierati sul fronte del no ci sono Lega, la parte moderata di Forza Italia, la sinistra radicale, e la minoranza Dem capeggiata da Bersani, senza dimenticare il Movimento 5 Stelle. Pronti, invece, e convinti del sì il Pd, che ha proposto la riforma, il Nuovo Centro Destra di Alfano, e Ala di Verdini.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il