Sondaggi referendum sì e no confronto sondaggi clandestini, rilevazioni interne simili dinamiche,sondaggi esteri del tutto diversi

Tutta da giocare la partita del referendum costituzionale perché secondo i sondaggi aggiornati il trend è quello del recupero del sì.

Sondaggi referendum sì e no confronto so


Proseguono senza soste le rilevazioni del voto sul referendum costituzionale sotto forma di sondaggi clandestini. C'è un tratto comune ed è la distanza minima tra le parti ma con una costante prevalenza del no. Lo racconta Scenari Politici, ad esempio, il sito che camuffa i sondaggi come previsioni del mercato delle auto. Stando ai numeri raccolti dagli analisti di RenCarnnheimer, la joint venture Original board, contraria alla delibera, raggiungerebbe la maggioranza con il 53% delle scelte mentre quella New board, a favore della delibera, si fermerebbe al 47%. Si tratta appunto di numeri in continuo movimento che sono inevitabilmente soggetti a cambiamenti sia in un senso e sia nell'altro.

A fare la differenza sono sempre gli indecisi anche se, fanno notare gli esperti del voto, l'intenzione di voto espressa va considerata certa tra il 70 e l'80%. In buona sostanza almeno tre persone su quattro confermeranno quanto rilevato anche all'interno della cabina elettorale.

Gli altri potrebbero anche cambiarla. A ogni modo, anche secondo YouTrend, il sito noto per i suoi sondaggi sulle elezioni proposti come conclave per l'elezione del papa, il no è davanti al sì. Più precisamente, stando agli ultimi dati aggiornanti sono contrari (San Norberto) a modificare la Legge Fondamentale dello Stato Vaticano ovvero la Costituzione italiana tra 52 e 54 cardinali mentre sono favorevoli (San Simplicio) tra 46 e 48 cardinali.

Numeri diversi secondo The Right Nation con le sue corse clandestine di cavalli. Il fronte del no ovvero Assemblage Hétéroclite sarebbe a 49,7", Truie Blessée ovvero quello del sì a 50,3". Insomma, ci sarà da seguire la partita fino all'ultima scheda anche perché i sondaggi esteri sono più possibilisti rispetto a una vittoria del sì. Le polemiche intorno a questo referendum partono da lontano, già dalla formulazione del testo della domanda.

Per i Comitati del no il quesito è una sintesi delle ragioni del sì. E il Codacons aveva anche annunciato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Ma il presidente del Consiglio ha sottolineato che sono la legge e la Corte di Cassazione a prevedere di mettere così il quesito. Le polemiche si sono presto allargate ai contenuti.

A eccezione dei casi in cui sopravvive il bicameralismo perfetto, le leggi vengono approvate dalla Camera. Il Senato, entro 10 giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarle. Nei 30 giorni successivi il Senato può proporre modifiche, su cui però è la Camera a pronunciarsi in via definitiva a maggioranza relativa.

La procedura rafforzata della maggioranza assoluta è prevista solo nei casi che riguardano l'applicazione della cosiddetta clausola di supremazia, quando cioè lo Stato avoca a sé uno o più poteri di una Regione. Viene poi istituito il voto a data certa per quei provvedimenti che il governo ritiene essenziali per il suo programma (sono comunque escluse le leggi bicamerali, elettorali e la ratifica dei trattati internazionali). Il governo può chiedere che il provvedimento sia sottoposto a votazione entro 70 giorni.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il