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Banche a rischio fallimento Mps, Carige, Vicenza, Marche, Carichieti con ranking appena aggiornato e dopo referendum

Le banche italiane considerate a rischio fallimento e le più sicure ed effetti che potrebbero derivare dall’esito del referendum




AGGIORNAMENTO DOPO RISULTATO REFERENDUM E RANKING BANCHE aggiornato da Banca d'Italia (aggiornamento ore 9:38)

Quali sono le banche italiane considerate a rischio fallimento e quali le più sicure secondo il ranking aggiornato? Quali sono i parametri da considerare per una loro valutazione? Ma soprattutto quali effetti potrebbe avere l’esito del referendum sulla tenute delle banche in difficoltà? La risposta potrebbe essere, come indicato dall’autorevole Financial Times, decisamente semplice e cioè in caso di vittoria del no al referendum ben 8 banche italiane rischierebbero di fallire. Ma andiamo con ordine. Gli indici considerati per definire lo stato di salute delle banche sono tre parametri relativi alla patrimonializzazione, Cet1, Tier 1, Total capital ratio; e uno di redditività sul totale attivo, cioè il margine d’interesse più il saldo da commissioni e altri ricavi. Il Core Equity Tier 1 ratio (Cet1) mette in rapporto le attività della banca e il rischio con il capitale proprio di pronto utilizzo e il cui valore minimo stabilito dalla Bce è stato fissato all’8% e le banche che si allontanano da tale soglia rischiano il fallimento ; il Tier 1 comprende altri tipi di asset della banca come le azioni di risparmio; e il Total capital ratio (Tcr) si riferisce all’intero patrimonio della banca.

In base alla valutazione di questi parametri, in queste ultime settimane è stata stilata una nuova lista delle banche più solide e sicure e di quelle a rischio fallimento e d è risultato che Mediolanum in testa seguita da Banca Intesa, Credem, Ubi Banca, Banco Popolare, Mediobanca, Bnl, Credito Valtellinese, Unicredit possono essere considerate le banche più sicure al momento, mentre Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza,  Banca Carige, Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara sarebbero gli istituti a rischio fallimento, proprio quelle che secondo il Financial Times fallirebbero quasi certamente se al voto sul referendum costituzionale vincesse il no. La sconfitta del premier Renzi, infatti, determinerebbe una forte volatilità sul mercato finanziario e grandi oscillazioni dovute all’incertezza del futuro dello stesso Renzi e della decisione di istituzione di un’eventuale governo tecnico che comporterebbe anche l’incognita di chi ne sarà alla guida.

La certezza che tutta il Financial Times ha è che in caso di sconfitta del premier potrebbe essere a rischio anche il piano di salvataggio da 5 miliardi di Mps proposto dallo stesso Renzi, attraverso finanziamenti ‘privati’ da parte di Jp Morgan e Mediobanca. E se questo piano dovesse fallire, immediato sarebbe il ricorso al bail in che significherebbe nuovi timori per correntisti e risparmiatori, in quanto i soldi necessari per risanare la sofferenza bancaria verrebbero prelevati proprio a loro. Contestualmente potrebbe fallire anche il piano di aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit, fissato per l’inizio del 2017.

Il bail in prevede che per il salvataggio di una banca in forte crisi, a pagare siano innanzitutto gli azionisti dell'istituto stesso e, insieme agli azionisti rischierebbero, in caso di forte difficoltà della banca, anche i titolari di obbligazioni convertibili in azioni emesse dall'istituto bancario in crisi; di obbligazioni subordinate e alle altre obbligazioni non garantite; e di conti deposito e conti correnti superiori ai 100mila euro. Nessun rischio coloro, invece, per coloro che hanno investito in conti depositi, che sono tutelati dal Fondo di Tutela Interbancaria fino a importi 100.000 euro; per chi ha cassette di sicurezza; o detiene titoli in un conto apposito.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il