Rinnovo contratti pubblico, statali, polizia, vigili, forze ordine, docenti: novità della settimana

Come è stato chiuso l’accordo tra governo e forze sociali sullo sblocco della contrattazione pubblica e cosa prevede

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Le ultime due settimane sono state decisamente importanti per la definizione ufficiale, finalmente, dello sblocco della contrattazione pubblica e così dopo ben sette anni saranno aumentati gli stipendi dei dipendenti statali. Ma non solo. Dopo una prima sospensione, la scorsa settimana, della seduta tra forze sociali e governo Renzi sulla trattativa per il rinnovo della contrattazione del pubblico impiego, venerdì scorso l’Alta Corte ha bocciato parte della riforma della Pubblica Amministrazione, i cui decreti erano appena stati approvati in Consiglio dei Ministri, e si temeva che un tale pronunciamento avrebbe potuto compromettere la trattativa sulla nuova contrattazione pubblica, e in particolare quattro decreti dichiarati in parte illegittimi.

Gli articoli interessati sarebbero l’art.11 sulla dirigenza pubblica; l’art 17 sul riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, con riferimenti anche alla norma sui licenziamenti lampo dei cosiddetti furbetti del cartellino; l’art 18 sul riordino della disciplina delle partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche; e l’art 19 sul riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di interesse economico generale. Secondo l’Alta Corte si tratterebbe di regole la cui attuazione è stata definita dai decreti legislativi con il semplice parere della Conferenza Stato-Regioni, mentre per la Consulta serve un’intesa decisamente più forte. Nonostante questo ‘problema’ di percorso, il giorno dopo è arrivato i via libera allo sblocco della contrattazione pubblica con relativo aumenti degli stipendi degli statali.
 
L’importo previsto per l’aumento degli stipendi è di 85 euro medi in più in busta paga. Non tutti, però, riceveranno l’intera somma degli 85 euro perché, secondo quanto stabilito, la loro erogazione dipenderà dal valore del reddito. Stando a questo discorso, gli 85 euro saranno interamente concessi a coloro che percepiscono redditi bassi mentre a quelli più alti saranno erogati in proporzione a quanto percepiscono. E’ comunque bene precisare che gli 85 euro che verranno erogati sono da considerare lordi, equivalenti cioè a 60 euro netti in busta paga. L’accodo tra governo e sindacati sulla contrattazione pubblica prevede anche una maggiore importanza per il merito, per cui saranno previsti bonus legati alle presenze. Ciò che però fa temere gli stessi dipendenti pubblici è che gli aumenti da 85 possano significare la perdita del bonus di 80 euro introdotto già dal governo Renzi.

Il bonus da 80 euro viene infatti concesso ai dipendenti pubblici che percepiscono un reddito compreso tra gli 8mila e i 24mila euro annui e a chi supera la soglia dei 24mila euro ma non arriva ai 26mila euro, il bonus viene distribuito in maniera proporzionale. Con l’aumento degli stipendi di 85 euro, in molti casi si potrebbero superare le soglie appena riportate, il che significherebbe perdere il bonus degli 80 euro a fronte di un aumento netto dello stipendio di 60 euro, e al momento solo per tre anni. Il governo ha risposto che si lavorerà per trovare una soluzione giuridica in modo da non penalizzare troppo eventualmente i dipendenti pubblici. Bisogna, comunque, considerare che l’aumento di stipendio di 85 euro interesserà anche pensione e TFR a differenza del bonus di 80 euro. L’aumento di 85 euro sarà erogato anche ai vigili nel fuoco, mentre si attende la riorganizzazione delle forze dell’ordine, per cui si prospetterebbero anche migliaia di licenziamenti, a fronte, invece, di 25 mila nuove assunzioni per i docenti della scuola.

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di Marianna Quatraro pubblicato il