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Governo Nuovo quale sarà? Nuovo Premier Chi potrebbe essere? E ora scoppia lo scontro su bilancio e manovra emendamenti

Le dimissioni di Renzi aprono scenari diversi e imprevedibili. Importante il richiamo all'unità e alla responsabilità del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Vedremo se sarà ascoltato




Nuovo Governo ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e tasi e Nuovo Governo novità (AGGIORNAMENTO ore 14:22) E proprio in questa ottica o anche in questa, scoppia il caso dello scontro per il bilancio e la la manovra che da una parte la maggioranza o ex tale vorrebbe votare così come è, chiusa senza nessun emendamento e dall'altra, inceve, le opposizioni non ci stanno e vogliono seguire il normale svolgimento pèronendo una serie di emendamenti.

Nuovo Governo ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e tasi e Nuovo Governo novità (AGGIORNAMENTO ore 10:02): C'è da dire che l'idea che sembra prendere piede è quella di Renzi non dimissionario che continui per concludere gli iter in corso e poi sistemare il emtodo elettorale per andare al voto tra 2 mesi subito. E anche questo si discuterà domani in direzzione.

Nuovo Governo ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e tasi e Nuovo Governo novità (AGGIORNAMENTO ore 10:02): Non è semplice stabilire cosa potrà accedere tra i tanti scenari che stanno continuando a cambiare quale potrà essere il nuovo Governo. E probabilmente un punto fondamentale saranno le riunioni di domani del M5S, ma soprattutto delll'attuale maggioranza

Nuovo Governo ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e tasi e Nuovo Governo novità (AGGIORNAMENTO ore 21:20 nel testo)

Il risultato della consultazione referendaria di domenica 4 dicembre non era ancora ufficiale, anche se le rilevazioni concordavano tutte nell’assegnare al No un vantaggio incolmabile, quando i leader dei principali partiti schierati per la bocciatura della riforma costituzionale, certi della vittoria, iniziavano a lanciare strali nei confronti del Premier Renzi, chiedendone a gran voce le dimissioni ed invocando al più presto il ritorno alle urne. E mentre per il primo caso sono stati accontentati subito dall’inquilino di Palazzo Chigi che, bisogna dargli atto, ha mantenuto la promessa rassegnando le proprie dimissioni, per il secondo proposito bisognerà aspettare che la nebbia si diradi.

Quello che accadrà dopo la schiacciante vittoria del No, determinata da oltre sedici milioni di voti, sarà forse più chiaro nei giorni a venire. L’incontro al Quirinale tra Renzi e Mattarella, propedeutico alla ratifica delle dimissioni previste nella serata del day after. Un proposito che per quello che può essere considerato ormai l’ex Premier sarà solo la prima tappa di una lunga marcia che, nelle intenzioni di Renzi stesso, potrebbe, passata la bufera, condurlo nuovamente alla conquista di Palazzo Chigi, passando stavolta attraverso le elezioni. Un aspetto da non sottovalutare visto che tra le critiche più feroci piovutegli addosso durante i mille giorni di governo quella di non avere mai ricevuto una legittimazione popolare ha occupato le posizioni di vertice. Il consenso molto ampio che il popolo del Sì gli ha tributato, potrebbe essere un’ottima base di partenza per ricostruire le condizioni per un nuovo assalto al Paradiso. La direzione del Pd convocata per martedì sei dicembre, per il momento non è stata confermata.

Dalle parti del Nazareno però sembra avere fatto invece breccia l’appello di Mattarella all’unità e alla responsabilità delle forze politiche. Nessuna richiesta di resa dei conti interna è giunta dalla minoranza Dem che invece, accodandosi alle parole del Presidente della Repubblica, ha mantenuto toni bassi e improntati a un approccio dialogico. Quel che è certo è che Renzi non sarà disposto a vivacchiare a Palazzo Chigi a capo di un governo debole che fornirebbe un assist troppo ghiotto ad avversari gasati e decisi a portare fino in fondo le conseguenze di questa affermazioni. Per logorarlo e, contemporaneamente, azzoppare le sue ambizioni future.

Cinque sono gli scenari che si aprono dopo questo voto. Quello di un Renzi-bis appare, però quello meno probabile, anche perché legherebbe le mani all’ex sindaco di Firenze impedendogli di scatenare il suo potenziale, enorme quando si tratta di infuocare una campagna elettorale, in previsione delle nuove politiche.

Come non appare plausibile quello di uno scioglimento anticipato delle Camere. Soluzione invocata soprattutto da Salvini e dal Movimento Cinque Stelle che vorrebbe modificare la legge elettorale al Senato in tempi brevissimi, magari anche tornando al proporzionale puro previsto dal “Consultellum” e andare poi subito al voto, anche lasciando inalterato l’Italicum per l’elezione della Camera. Mario Draghi e Pier Carlo Padoan sono i nomi caldi nel caso nascesse un governo tecnico che avrebbe un orizzonte limitato all’approvazione della legge di bilancio e di una nuova legge elettorale. Nel caso del Presidente della Bce si tratterebbe di un governo tecnico puro, mentre avrebbe sfumature maggiormente politiche nel secondo caso per motivi chiari vista la sua partecipazione all’esperienza governativa di Renzi. Ipotesi di difficile realizzazione perché, al momento, non si intravede una maggioranza in grado di sostenere un governo del genere. Più probabile un governo politico, presieduto da Dario Franceschini, Graziano Delrio o, più probabilmente dalla seconda carica istituzionale, Piero Grasso, che oltre a fare lo stretto necessario, potendo contare sulla stessa maggioranza che ha sostenuto il più giovane Presidente del Consiglio della storia repubblicana, potrebbe arrivare alla scadenza naturale. Nel 2018. In questo caso l’Italia dovrebbe prepararsi a una lunghissima campagna elettorale. Proprio quello che si augura Renzi.

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Autore: Luigi Mannini
pubblicato il