Nuovo Governo contromossa di Renzi, no dimissioni ed elezioni subito. Mattarella preferisce altri scenari

Ore concitate per la politica italiana. Il Premier dimissionario sta provando a forzare la mano per andare subito al voto, ma Mattarella sembra orientato a una soluzione di più ampio respiro.

Nuovo Governo contromossa di Renzi, no d


Il Nazareno come Palazzo Venezia durante l’ultima seduta del Gran Consiglio del Fascismo? Fatte le debite proporzioni, lo scenario, anzi gli scenari, che stanno maturando dopo l’esito referendario che ha seppellito sotto una montagna di No la proposta di riforma della Costituzione voluta dal Governo Renzi, ricordano da lontano gli intrecci, gli accordi segreti e i tradimenti che caratterizzarono la vigilia dell’ultima notte della parabola politica e di potere di Benito Mussolini. Non si sa con esattezza, infatti, cosa accadrà durante la direzione del Pd, convocata per martedì 6 e poi spostata al giorno successivo. Un rinvio che nasconde, forse, l’intenzione dei custodi del renzismo più ortodosso, Lotti e Rosato in testa, di studiare le mosse degli avversari interni e scongiurare qualsiasi ipotesi di tradimento in un momento così delicato per il leader dimissionario. C’è grande confusione nel cielo Pd direbbe qualcuno. Anche su chi, nello stato maggiore democrat sarà disposto ad affiancare Renzi in quello che si prefigura come l’ennesimo azzardo della sua fulminea carriera politica, e chi invece, in cuor suo, ha già scelto di voltargli le spalle per chiudere definitivamente con un’esperienza che, anche in queste ore, sta dimostrando la sua potenza devastante che non tiene conto di equilibri e compromessi.

Quel che appare certo è che il Presidente dimissionario non vuole lasciare la bandiera del voto anticipato a Grillo e Salvini. Sarebbe il game over definitivo per il futuro del Partito Democratico, ma soprattutto per le sue ambizioni. Che certo si sono affievolite all’indomani della sconfitta referendaria. Per questo sarebbe pronto, sfruttando a suo vantaggio l’appello alla responsabilità del Capo dello Stato Sergio Mattarella, a restare in sella ancora per qualche settimana. Approvare la legge di Bilancio e poi andare via chiedendo, egli stesso, il voto subito. I suoi consiglieri più stretti gli hanno fanno notare che il quaranta per cento preso dal fronte del Sì, può essere considerato un successo di Renzi. È lo stesso delle regionali del 2014. Una base molto solida su cui ricostruire la sua leadership e puntare a Palazzo Chigi da signore incontrastato questa volta. Addirittura senza il Pd, se non ottenesse un’investitura plebiscitaria. Agire velocemente, significherebbe anche cogliere impreparati i nemici giurati a cinque stelle, che dovranno costruire un’alternativa credibile in grado di vincere le elezioni in tempi strettissimi.

Questa prospettiva sarebbe stata accolta con freddezza dal Capo dello Stato che, nel colloquio del Quirinale ha già fatto sapere al protagonista degli ultimi due anni della vita politica del Paese, di non aver gradito l’annuncio delle dimissioni fatto subito dopo il voto. Mattarella non sarebbe disposto a tollerare un vuoto di potere di due mesi. Renzi invece potrebbe riempire questo vuoto solo a patto di andare subito alle urne.

Il Capo dello Stato starebbe valutando altri scenari, dunque. Egli non giudica sufficiente il tempo tecnico necessario per sciogliere le Camere ed andare a elezioni con l’Italicum. Preferirebbe attendere prima la pronuncia della Consulta sulla legge elettorale prevista per febbraio, conoscere le eventuali modifiche da apportare e solo in seguito pensare ad elezioni. Dubbi che saranno oggetto del prossimo colloquio tra i due. La partita che Renzi vorrà giocarsi per rientrare a Palazzo Chigi, potrà iniziare solo dopo.

La strada però è in salita. Si teme la resa dei conti interna. Il Pd è ancora l’azionista di riferimento di questo Parlamento. Toccherà quindi ai democratici dire un Sì o un No a Renzi. In caso di sfiducia, la palla passerebbe molto probabilmente al Ministro della Cultura Dario Franceschini chiamato a costruire un suo Governo. L’unica figura, a quanto pare, in grado di tenere unito il partito e avere buoni uffici con Forza Italia. Dettaglio non trascurabile ai fini della condivisione della riforma elettorale, necessaria a mettere il Paese in sicurezza. I sostenitori di questa soluzione garantiscono la rinuncia ad ogni velleità di ricandidatura nel 2018. Ma quest’ipotesi ha avuto come unica conseguenza quella dell’interruzione dei rapporti con Renzi che l’ha giudicata quasi come un reato di lesa maestà. Che invece vuole continuare a giocarsi il tutto per tutto. Come ha sempre fatto. Senza prendere in considerazione le macerie che lascia dietro di sé. Non si sa quanti siano i Parlamentari disposti a seguirlo nell’ennesimo in quest’ennesimo azzardo.

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di Luigi Mannini pubblicato il