Consultazioni chi sarà nuovo Presidente Consiglio e nuovo Governo? Secondo giorno, aggiornamenti. Nomi e probabilità

Secondo giorno di consultazioni al Quirinale. Mattarella vorrebbe dotare il Paese di un Governo nel pieno dei suoi poteri entro il quindici dicembre. Padoan e Gentiloni in pole position

Consultazioni chi sarà nuovo Presidente

Il Quirinale, sede delle consultazioni



La deadline è fissata per giovedì quindici dicembre. Entro questa data il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è imposto di giungere a una risoluzione della crisi, aperta con le dimissioni annunciate da Matteo Renzi dalla carica di Presidente del Consiglio, dopo l’esito della consultazione referendaria che aveva certificato la netta sconfitta del fronte del Sì.

Mattarella vuole al più presto chiudere questa fase di incertezza e ha dato il via subito alle consultazioni con i gruppi parlamentari e i rappresentanti delle massime Istituzioni italiane. Al Colle sono infatti saliti il Presidente del Senato Piero Grasso, quello della Camera dei Deputati Laura Boldrini e l’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Consultazioni che dureranno fino al pomeriggio di sabato.

Nella giornata di venerdì, sono attesi i gruppi parlamentari delle forze minori. Matteo Salvini, leader della Lega non guiderà la delegazione del suo partito, il cui arrivo al Colle, inizialmente previsto per sabato, è stato anticipato ad oggi. L’assenza di Salvini è interpretata come un chiaro segnale di distanza nei confronti della strategia che l’inquilino del Colle pensa di mettere in atto. Mattarella vorrebbe dotare il Paese di un Governo già in carica e nel pieno dei propri poteri entro il quindici dicembre. Un esecutivo in grado di affrontare senza difficoltà il Consiglio Europeo che si terrà a Bruxelles quello stesso giorno. Per raggiungere l’obiettivo, le ipotesi sul tappeto sono tre: un governo istituzionale, uno di larghe intese con l’ingresso delle opposizioni e un nuovo incarico a Renzi. Delle tre, la prima sembrerebbe quella più verosimile anche se l’ultima parola spetterà all’ex Premier che dovrà sciogliere molti nodi, soprattutto interni al Pd, prima di decidere se tornare a Palazzo Chigi già da ora, oppure aspettare tempi migliori e provare a vincere le elezioni. Renzi potrebbe anche provarci fuoriuscendo dal Partito Democratico e fondando un suo movimento politico.

Nel caso di governo istituzionale Pier Carlo Padoan e Paolo Gentiloni sembrerebbero le figure più accreditate. Il primo, però viene ritenuto troppo vicino a D’Alema, il secondo invece a Renzi. Scenario ideale per Dario Franceschini che attende alla finestra pronto a subentrare grazie agli ottimi rapporti che da sempre intrattiene con il Colle e alla trasversalità della sua figura, benvista anche dagli ambienti forza italioti e del centro destra in generale. E alla sua pattuglia di parlamentari che potrebbe decidere di far saltare il banco e inaugurare una nuova stagione politica da subito. Qualche luce su questi scenari ammantati di mistero dovrebbe essere gettata dal Presidente Mattarella già nella giornata di lunedì prossimo. Oppure, nel caso di un accordo più semplice del previsto, già nella serata di domenica. Decisiva, sotto questo punto di vista, sarà quella di sabato quando al Colle sono attese le delegazioni dei partiti più importanti: Movimento Cinque Stelle, che sosterrà la decisione di andare al voto subito e Forza Italia. Berlusconi riferirà a Mattarella che il suo partito manterrà l’atteggiamento responsabile tenuto in queste ore. E che la scelta del nome del successore di Renzi spetta al Partito Democratico. A patto che non ricada proprio sul rottamatore.

Renzi è in trincea e sa di doversi difendere più da presunti alleanti che da avversari certi. L’ex premier è convinto che la sconfitta al referendum lo abbia fortificato e aspetta che Grillo, Salvini e Berlusconi inciampino nelle loro divisioni per tornare prepotentemente in campo. Ma se gli scenari da lui delineati potrebbero avverarsi perché sarebbero perseguiti alla luce del sole, Renzi deve giocare d’istinto invece sulla partita tutta interna al Pd, dove le carte ormai sono talmente mescolate che la coltellata definitiva alle ambizioni dell’ex Premier potrebbe arrivare proprio dal Nazareno.

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di Luigi Mannini pubblicato il