Rinnovo rischi contratti, stipendi aumento con Governo Gentiloni e Ministro Madia e polizia licenziamenti e altri

Su tanti punti chiave della pubblica amministrazione, tra cui l'aumento degli stipendi per gli statali, c'è la solita corsa contro il tempo.

Rinnovo rischi contratti, stipendi aumen

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AGGIORNAMENTO: Il mancato cambio alla guida del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione non può che essere letto con favore nell'ottica del proseguimento dell'iter sull'aumento degli stipendi degli statali. Mancano comunque tempistiche precise e la questione va seguita da vicino perché il clima politico è adesso diverso.

AGGIORNAMENTO: L'insediamento del nuovo Governo Gentiloni è senza dubbio una buona notizia. Anche per la scelta di continuità ai ministeri economici chiave, Lavoro (Poletti), Economia (Padoan), e alla Semplificazione e Pubblica Amministrazione (Madia), potrebbero evitare ai provvedimenti in questione di arenarsi.

AGGIORNAMENTO: Febbraio sarà il mese decisivo per lo sblocco dei contratti del pubblico impiego. La creazione di un fondo da 1,48 miliardi di euro nel 2017 e 1,93 miliardi nel 2018 non basta. Serve l'indicazione precisa delle risorse da allocare a questa voce e una ridefizione delle regole sul rapporto di lavoro. Intanto le forze dell'ordine manterranno il bonus di ottanta euro.

AGGIORNAMENTO: L'incertezza politica di quesi ultimi giorni, che dovrebbe però essere ormai superata, ha avuto anche delle ripercussioni sull'iter dello sblocco dei contratti degli statali. Tra le priorità del nuovo Governo anche quella di apportare i necessari correttivi per salvare le nuove regole sui licenziamenti veloci per gli assenteisti, il tagliapartecipate e le nuove modalità per le nomine dei dirigenti sanitari.

Ci sono due aspetti da mettere in evidenza nella partita del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici. La prima è che l'accordo sugli 85 euro di aumento in busta paga è stato raggiunto, ma va attuato e considerando la situazione politica attuale, il rischio stallo è reale. Poi resta da sciogliere il nodo delle regole sul pubblico impiego. Stando a quanto stabilito dal Consiglio di ministri, vanno riscritte entro il mese di febbraio. In ballo, tra l'altro, ci sono gli scatti di anzianità. Nonostante l'intesa raggiunta con le forze sociali, dal punto di vista tecnico il testo è tutto da scrivere ed è inverosimile credere che l'operazione possa essere portata a termine entro i termini stabiliti.

In discesa la questione del rinnovo del bonus di 80 euro - indipendentemente dal reddito a parte i dirigenti - per gli appartenenti a Polizia di Stato; Carabinieri; Guardia di Finanza; Corpo Forestale; Polizia penitenziaria; Vigili del Fuoco; Aeronautica Militare; Esercito Italiano; Marina Militare; Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana; Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana; Corpo Militare dell'Esercito Italiano del Sovrano Militare Ordine di Malta; Capitanerie di Porto.

Per gli enti locali arriva invece la definizione strutturale delle regole sul pareggio di bilancio. Sanzioni più flessibili su tagli di spesa e personale per chi sfora i vincoli. Confermata nel 2017 la possibilità di utilizzare per spesa corrente i risparmi da rinegoziazione dei mutui e i proventi da oneri di urbanizzazione. Fissata per legge la scadenza del 28 febbraio per la chiusura dei bilanci preventivi. Anche in questo caso non mancano incertezze. Entro il 31 gennaio andranno adottati i decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri per la distribuzione dei 3 miliardi di euro dei due fondi creati dalla manovra. In lizza ci sono regioni, province, città metropolitane e comuni.

Andando ancora più nel cuore della parte relativa alla pubblica amministrazione, il Bilancio 2017 prevede un risparmio di 728,4 milioni di euro nel 2017. Si tratta dell'entità del taglio che dovranno attuare ministeri e presidenza del Consiglio dei ministri per il prossimo anno. Le riduzioni per il 2018 sono previste poi pari a 708,9 milioni di euro, per poi arrivare a 713,2 milioni di euro nel 2019. Quest'ultima cifra è destinata a diventare permanente dal 2020. La quota di risparmi che riguarda la spesa corrente sale dall'82% del 2017 al 92% del biennio successivo. In questo caso la riduzione della spesa per ogni singolo ministero potranno essere rimodulati con decreto del presidente del Consiglio, su proposta del ministero interessato insieme al ministero dell'Economia.

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di Marianna Quatraro pubblicato il
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