Banche Bail In a rischio fallimento in crisi e più sicure Vicenza, Marche, Ubi, Unicredit, Banca Intesa, Etruria, Mps, Carige

La questione delle sicurezza e della solidità delle banche italiane continua a rimanere al centro dell'attenzione.

Banche Bail In a rischio fallimento in c

Banche in crisi, più sicure e fallimento



AGGIORNAMENTO: A tenere banco in questi mesi di banche in crisi è la vicenda Monte dei Paschi di Siena. L'obiettivo resta quello di preservare, qualunque sia lo scenario, non solo la continuità della banca ma anche il risparmio dei clienti. Ma per poter utilizzare le risorse pubbliche l'esecutivo deve chiedere una autorizzazione al Parlamento.

AGGIORNAMENTO: Problemi di capitalizzazione e crediti in sofferenza rappresentano le principali insidie per gli istituti di credito a rischio fallimento. I correntisti sono spaventati dal cosiddetto bail in ossia dalla possibilità, in caso di grave dissesto finanziario dell'istituto, del prelievo forzoso dai conti correnti che superano i 100.000 euro.  

AGGIORNAMENTO: La valutazione del proprio istituo di credito deve tenere conto di parametri ben precisi per stabilire quale banca sia solida e quale invece no. Il Cet 1, il capitale primario di classe, il Tier 1 ovvero il capitale allargato e Total capital rati, il totale dei fondi propri e l'insieme di tutto il patrimonio. 

AGGIORNAMENTO: Per aiutare i risparmiatori ad orientarsi nella giungla degli istituti di credito italiani l’Università Bocconi di Milano ha stilato una graduatoria che individua quelli più sicuri, tra i quali Mediolanum, Fineco, Unipol Banca e quelli che invece offrono meno garanzie.

In questa incertezza politica ed economica e alla luce del precedente italiano, la questione delle banche sicure e di quelle a rischio fallimento non può che essere al centro dell'attenzione. Ci sono degli indicatori ben precisi da prendere in considerazione per a valutazione della situazione del proprio istituto di credito. Si tratta di Cet 1 (Common equity tier 1), Tier1 e Total capital ratio. Il primo è il capitale primario di classe 1. Il secondo è il capitale allargato: comprende il Cet1 più le azioni di risparmio e altri strumenti di capitalizzazione. Il terzo è il totale fondi propri, l'insieme di tutto il patrimonio.

Ebbene, è proprio sulla base di questi indicatori che l'Università Bocconi di Milano ha elaborato una vera e propria graduatoria. Scorrendola dalla prima all'ultima, risulta che le banche più solide sono Widiba (gruppo Mps), Banca Farmafactoring (gruppo Banca Farmafactoring), Fineco (gruppo Unicredit), Mediolanum (gruppo Mediolanum), Unipol Banca (gruppo Unipol), Fideuram (gruppo Intesa Sanpaolo), Banca Ifis (gruppo Banca Ifis), Banca Generali (gruppo Generali), Banca Sistema (gruppo Banca Sistema), Chebanca! (gruppo Mediobanca), Youbanking (gruppo Banco Popolare), Webank (gruppo Bpm), Iwbank (gruppo Ubi Banca), Websella (gruppo Banca Sella Holding), Ing Bank (gruppo Ing Group), Hello Bank (gruppo Bnl-Bnp), Ibl (gruppo Ibl).

In questo contesto, i rimborsi ai risparmiatori delle vecchie Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti procedono con ritardi per via delle troppe richieste nelle ultime settimane. Attualmente toccano i 28 milioni di euro liquidati per circa 2.300 pratiche. Un terzo di quelle ricevute e in lavorazione finora, oltre 7.000 che si moltiplicano rispetto al numero massimo di domande attese inizialmente, circa 6.500. Il numero, afferma il vicedirettore generale del Fidt, Fondo interbancario di tutela dei depositi, ha preso una consistenza inattesa e per esigenze amministrative e di calcolo devono essere trattate separatamente.

Il Fondo cerca di rispettare i tempi, ma è sempre più difficile rispondere entro i 60 giorni fissati dalla legge ed è stato chiesto un intervento del Tesoro per raddoppiare i tempi. Finora sono state lavorate 7.670 istanze con poco meno di 400 sospensioni o interruzioni per integrare la documentazione e circa un'ottantina di istanze rigettate per mancanza di requisiti. Da metà settembre sono state liquidate oltre 2.300 pratiche per un totale di indennizzi già erogati di 26,868 milioni di euro. Si tratta sempre di bonifici di entità ridotta e i rimborsi inferiori ai 10.000 euro si attestano al 62,7%, che salgono all'83% considerando quelli tra 10.00 e 20.000 euro.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il