Euro sotto 1,20, il dollaro diventa divisa a 'alto rendimento'

Dollaro più forte dopo la decisione della Fed di alzare i tassi dal 3 al 3,25%. Secondo i cambisti, il differenziale sui tassi a breve tra euro e dollaro dovrebbe continuare a favorire gli investimenti sul biglietto verde



Dollaro più forte dopo la decisione della Fed di alzare i tassi dal 3 al 3,25% e dopo i buoni dati americani diffusi nel pomeriggio che hanno visto l'Ism (indice dei manager addetti agli acquisti) e la fiducia dei consumatori salire a giugno più del previsto. L'euro ha perso terreno fino a scivolare sotto quota 1,20 dollari. La moneta europea è scesa fino a un minimo di seduta di 1,1988 dollari da un massimo di 1,2108 dollari.
L'euro/dollaro stamattina era scambiato a 1,2035 subito dopo la decisione della Fed di aumentare il costo del denaro, salvo poi guadagnare qualche posizione nel pomeriggio dopo il dato migliore delle attese del Pmi europeo di giugno, che ha riportato la moneta unica a 1,2083 nei confronti del biglietto verde.

Per lo strategist valutario di Morgan Stanley, Stephen Jen, il cambio euro/dollaro nei prossimi tre mesi potrebbe scendere fino a 1,15 per poi finire l'anno a 1,19. Secondo il cambista, il dollaro si è trasformato - dal novembre 2004 - da valuta di consolidamento del debito a valuta a 'alto rendimento'. Da sottolineare al riguardo, che con la seduta di ieri si è chiuso il secondo trimestre del 2005 e il dollaro ha messo a segno il maggior guadagno contro euro dal 2001 (quasi +7,5%).

Il mercato valutario, sostiene Jen, continuerà ad essere dominato dal differenziale dei tassi. Ieri la Fed ha nuovamente alzato il costo del denaro portandolo al 3,25% ed è ormai quasi certo che alzerà di nuovo i tassi di 25 punti base anche nella riunione del 9 agosto portando il costo del denaro negli Usa al 3,5%. Anche ammesso che la Fed si fermi per un po' a questi livelli di tasso, il differenziale di rendimento resterebbe sempre molto favorevole alla divisa americana, specie se la Bce e la Banca d'Inghilterra dovessero decidere di abbassare, a settembre, il costo del denaro, commenta l'analista di Morgan Stanley.

Il quale è convinto che dietro alla debolezza dell'euro ci sia soprattutto la debolezza dell'economia europea più che motivazioni di carattere politico. Jen ricorda che il depezzamento della divisa unica è iniziato ben prima del doppio 'no' di Olanda e Francia al referendum sulla costituzione europea. Il cross euro/dollaro, che era a 1,34 in marzo, è sceso via via a 1,25 quando ancora non si conosceva l'esito della consultazione popolare.

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