Obbligazioni 2017: previsioni, consigli analisti ed esperti. Cosa conviene comprare

Saranno 12 mesi da seguire con attenzione sotto il profilo delle obbligazioni per via di possibili nuovi trend.

Obbligazioni 2017: previsioni, consigli

Obbligazioni: trend che non si è arrestato



Sarà il 2017 l'anno dell'aumento dell'aumento prezzi delle obbligazioni e la conseguente discesa dei loro rendimenti? Difficile a dirsi anche se, per la prima volta rispetto agli ultimi anni, analisti ed esperti invitano a un moderato ottimismo. Le ragioni sono essenzialmente due. Le condizioni economiche sono cicliche e a questa fase di crisi costante dovrà seguire una ripresa. I rendimenti dei titoli sono arrivati a essere negativi. Come a dire, il fondo e anche oltre è stato già raggiunto e adesso si attendere una lenta e graduale risalita. E poi c'è un fatto: l'elezione di Donald Trump alla guida della Casa bianca. Le politiche fiscali promesse dal tycooon per stimolare la crescita potrebbero creare nuova inflazione e far salire il debito, lasciando cadere nel dimenticatoio lo spettro della deflazione.

Cosa conviene comprare

Da seguire le obbligazioni legate al costo della vita. Possono proteggere dall'aumento dell'inflazione. Negli Stati Uniti crescita in accelerazione e profitti su dell'8% per le aziende americane. In evidenza sanità, finanza e IT. Dubbi sull'Europa per via dei troppi rischi politico. Ma i titoli finanziari possono fare bene. Il dollaro Usa ha ancora ossigeno, ma iniziano a sollevarsi venti contrari. Fari puntati sugli emergenti: Brasile, Polonia e India favoriti perché isolati da una possibile nuova fase di rallentamento cinese. Infine, il Giappone è il pole position grazie a yen più debole e stimoli fiscali. Sarà necessario però coprire il cambio.

Le previsioni degli esperti

Come fa notare Stephanie H. Flanders, managing director, chief market strategist Uk and Europe di JPMorgan am, per il 2017, il recente aumento dei rendimenti obbligazionari gioverà ai titoli finanziari, che sono rappresentati in misura sproporzionata nell'indice Eurostoxx. Un euro più debole potrebbe favorire gli utili societari. Tuttavia gli investitori dovranno bilanciare questi fattori positivi con gli effetti negativi legati all'irrigidimento delle condizioni finanziarie e all'incertezza politica. Nel complesso, è il suo parere, l'Eurozona avrà difficoltà a sovraperformare gli altri mercati sviluppati, a livello di indice. Sul versante dei titoli finanziari, però, rimarca l'importanza della selettività e della gestione attiva. Per gli strategist di BlackRock, sono da preferire le azioni alle obbligazioni e i bond societari ai governativi. Da mettere in conto una risalita dei rendimenti e curve più ripide, il che ci porta a preferire titoli con una durata finanziaria più corta, meno sensibili alla risalita dei tassi.

Un trend che non si è finora arrestato

Il punto, come fa notare il Sole 24 ore, è che il calo dei tassi dei prestiti obbligazionari su scala globale prosegue senza soluzioni di continuità dagli inizi degli anni 80. Gli anni 70 della crisi petrolifera fanno lievitare inflazione e tassi. La pluriennale fase di mercato si conclude con l'arrivo del nuovo decennio, dando così il via al bull market delle obbligazioni. A metà degli anni 90 la Federal Reserve sorprende i mercati con rialzi dei tassi più aggressivi delle attese. Il rendimento del decennale Usa vola in pochi mesi fino a sfiorare l'8%, ma è solo una meteora. Lo scoppio della bolla Internet pone fine a un'altra breve fase rialzista dei rendimenti obbligazionari. Sarà poi il crollo delle Torri gemelle a forzare un anno dopo le banche centrali a tagliare i tassi di interesse e a rilanciare quindi i bond. Infine, la crisi subprime prima e il crack Lehman un anno più tardi costringe la Fed a intervenire massicciamente lanciando il quantitative easing ovvero l'acquisto dei titolo di Stato. I rendimenti dei tassi precipitano a livelli mai visti nel Dopoguerra.

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di Marianna Quatraro pubblicato il