Pensioni 2017 uomini e donne: quando andare. Calcolo e requisiti per il 2017

Età di pensionamento per uomini e donne quest’anno, ultime notizie su novità per le pensioni di mini pensione e come funziona

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Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 21:01): Questo nuovo anno non è caratterizzato dall'aumento dell'età anagrafica per andare in pensione nel contesto della crescita progressiva delle speranze di vita. Tuttavia, proprio questo 2017 si caratterizza per le tante novità per le pensioni che entreranno nel circuito previdenziale, come ricordato da chiarimenti e ultime e ultimissime notizie.

Qual è l’età anagrafica per andare in pensione da quest’anno 2017? E’ cambiato ancora qualcosa rispetto allo scorso 2016? Stando a quanto previsto dalle attuali norme pensionistiche in vigore, nulla cambia quest’anno rispetto allo scorso 2016 e l’età pensionabile resta ferma a 66 anni e sette mesi (65 anni e 7 mesi per le donne). Si tratta di una soglia che, come confermano le ultime notizie, resterà invariata fino al primo gennaio 2019, quando per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita (nel caso in cui questo meccanismo non venga rivisto), l’età pensionabile salirà di tre mesi ulteriori arrivando a 67 anni. I contributi necessari per l’uscita sono di 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne). Tuttavia, le ultime notizie sulle novità per le pensioni di mini pensione e quota 41 riportano possibilità di variazione dell’età pensionabile quest’anno ma solo per alcune categorie di persone. Non si tratta, infatti, di novità per le pensioni universali per tutti.

Requisiti di pensionamento con ultime novità per le pensioni di mini pensione

Le ultime novità per le pensioni di mini pensione, infatti, permetteranno di anticipare l’età pensionabile fino a 63 anni a condizione di aver maturato il requisito di 20 anni di contributi, che salgono a 30 per chi è rimasto senza occupazione e a 36 per coloro che svolgono attività faticose. Stando alle ultime notizie, e nell’attesa dei Dpcm che rendano ufficiali le regole di funzionamento e i tempi certi di entrata in vigore della mini pensione e della conseguente quota 41, si potrà iniziare ad inviare la domanda di pensione anticipata con la mini pensione dal prossimo primo maggio, accettando, però, di ricevere una decurtazione sulla pensione finale e un piano di rimborso 20ennale della mini pensione percepita in anticipo che andrà restituita agli istituti di credito (che provvederanno alla sua erogazione al pensionato attraverso l’Istituto di Previdenza) con il calcolo dei relativi interessi. Anche per la loro definizione si attendono i Dpcm, che dovrebbero arrivare il primo marzo. I costi della mini pensione volontaria si azzerano per alcune categorie di persone considerate svantaggiate e che potranno richiedere la mini pensione cosiddetta social. Per questa novità per le pensioni non cambiano i requisiti di uscita anticipata, con l’età ferma a 63 anni, ma può essere richiesta solo da coloro che sono rimasti senza impiego, da disabili o malati gravi, e da chi svolge occupazioni faticose e pesanti, a patto che sia impiegato in tali occupazioni da 6 anni continuativi e abbia maturato, come sopra detto, 36 anni di contributi. Alla mini pensione social è collegata la quota 41 che permette di andare in pensione prima alle stesse categorie di persone svantaggiate appena riportate che sono entrati giovanissimi nel mondo occupazione, a 14-15 anni, e che entro il 19 esimo anno di età abbiano maturato 12 mesi di contributi anche non continuativi.

Età pensionabile per le donne con proroga contributivo femminile

Ancora per quest’anno le donne lavoratrici sia statali che autonome potranno anticipare la loro età di uscita dal lavoro, abbassando notevolmente la soglia anagrafica, grazie alla proroga del contributivo femminile fino al 31 luglio 2016. Questo meccanismo permette alle lavoratrici statali di andare in pensione a 57 anni piuttosto e alle lavoratrici autonome di andare in pensione a 58 anni, piuttosto che a 65, con almeno 35 anni di contributi e a condizione di accettare il calcolo della propria pensione finale con metodo esclusivamente contributivo e non più con il vecchio e decisamente più vantaggioso retributivo. Questo sistema implicherà riduzioni del trattamento pensionistico finale che possono arrivare anche al 30%. Un taglio notevole, dunque, a fronte della possibilità di andare in pensione molti anni prima rispetto all’attuale soglia di pensionamento.

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di Marianna Quatraro pubblicato il