Partita Iva 2017: aprire regime migliore partita iva per pagare meno tasse

La scelta della partita Iva 2017 dipende da numerosi fattori, tra cui quello relativo alla tasse a cui si è chiamati a pagare.

Partita Iva 2017: aprire regime migliore

Partita Iva: ordinaria o forfettaria



AGGIORNAMENTO: I lavoratori che scelgono di aprire una Partita Iva si trovano davanti al bivio rappresentato da quella ordinaria e quella forfettaria (che ha inglobato l'ex regime dei minimi) con differente impatto nella gestione e nelle tasse da pagare. Nel caso la soluzione scelta è quella della ditta individuale esistono, invece, tante variabili da tenere in considerazione.

AGGIORNAMENTO: La partita Iva a regime forfettario è la più convieniente dal punto di vista fiscale: il 15% dei ricavi anche se non possono essere dedotte le spese per l'esercizio della propria attività, comprese quelle telefoniche e quelle sostenute per l'automobile. Nel caso delle partite Iva a regime ordinario, la quota varia in base ai redditi conseguenti e va dal 23% in su.

Per chi esercita un'attività autonoma si pone evidentemente il problema di come regolarizzare la propria posizione ovvero se aprire una partita Iva 2017 (e quale) oppure scegliere la soluzione della ditta individuale. Naturalmente le due opzioni non sono alternative tra di loro e ci sono precise condizioni sulla scelta della prima o della seconda soluzione con conseguente impatto. Individuare la più conveniente per pagare meno tasse dipende innanzitutto dal tipo di attività.

Partita Iva 2017 o ditta individuale

La differenza tra partita Iva 2017 o ditta individuale è di sostanza: la prima è pensata per i professionisti, per i lavoratori autonomi, per i consulenti. Per chi lavora in proprio. La ditta individuale ha un carattere imprenditoriale ovvero si tratta di una impresa che offre un bene o un servizio nella quale il titolare imprenditore è una singola persona. Se nel primo caso i lavoratori si trovano davanti al bivio tra partita Iva ordinaria e partita Iva forfettaria (che ha inglobato l'ex regime dei minimi) con differente impatto nella gestione e nelle tasse da pagare, nel caso della ditta individuale ci sono tante variabili da tenere in considerazione. In sintesi:

  1. non c'è l'obbligo di versare un capitale all'atto della costituzione della ditta individuale;
  2. per l'apertura occorre trasmette il modulo Comunicazione unica;
  3. entro 30 giorni occorre iscriversi, a pagamento, alla Camera di Commercio;
  4. i costi variano sulla base del regime fiscale nel quale rientra la ditta individuale ovvero alle soglie di ricavi.

Partita Iva: ordinaria o forfettaria per pagare meno tasse?

Non c'è dubbio: la partita Iva a regime forfettario è la più convieniente dal punto di vista fiscale: il 15% dei ricavi. Nel caso delle partite Iva a regime ordinario, la quota varia in base ai redditi conseguenti e va dal 23% in su. Più precisamente:

  1. 23% per i redditi fino a € 15.000;
  2. 27% reddito eccedente i 15.001 e inferiore a 28.000 euro;
  3. 38% per la parte tra 28.001 e 55.000 euro;
  4. 41% per la parte tra 55.001 e 75.000 euro;
  5. 43% per la parte di reddito superiore a 75.000 euro.

Tuttavia non è affatto detto che la partita Iva a regime forfettario perché i guadagni annuali non possono superare soglie ben precise (30.000 euro per i professionisti) e non possono essere dedotte le spese per l'esercizio della propria attività, comprese quelle telefoniche e quelle sostenute per l'automobile, ad esempio. Più nel dettaglio, i tetti di ricavi per il 2017 sono i seguenti:

  1. 30.000 euro per professionisti, artigiani e imprese;
  2. 50.000 euro per commercianti, alberghi e ristoranti;
  3. 40.000 euro per ambulanti di alimentari e bevande;
  4. 30.000 euro per ambulanti di altri prodotti.

Tuttavia, a bilanciamento di questi limiti, il regime forfettario delle partite Iva non prevede:

  1. assoggettamento agli (ex) studi di settore;
  2. liquidazioni e versamenti Iva;
  3. tenuta dei registri contabili.

Partita Iva 2017: i contributi previdenziali

In comune i due regimi di partite Iva hanno gli stessi ontributi previdenziali, pari al 27% per chi è iscritto alla gestione separata Inps. Tuttavia

  1. per gli artigiani, contributi fissi annui pari a 3.591,59 euro, più il 23,10% della quota minima di reddito fissata a 15.548 euro;
  2. per i commercianti, contributi fissi annui pari a 3.605,58 euro, apiù il 23,19% della quota eccedente il reddito minimo, pari a 15.548 euro.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il