Isreale chiede di intervenire sul nucleare in Iran: possibili bombardamenti su centrali e siti ?

Il premier israeliano ritiene che l'ONU non dia il giusto peso all'attività nucleare in Iran e rischio di un bombardamento è ora consistente.



Ieri Ahmadinejad ha sottolineato che le sanzioni adottate dalle Nazioni Unite hanno fallito nell'intimare un alt all'arricchimento di uranio. "Il mondo deve sapere - ha dichiarato - che questo paese non rinuncerà a nessuno dei suoi diritti sul nucleare...se loro pensano di poter ottenere qualche concessione da noi, sbagliano di grosso". Una dichiarazione a cui è seguito l'annuncio che le 3000 centrifughe, della cui esistenza si era da tempo a conoscenza, ora sono operative.


Oggi Israele chiede la testa di El Baradei, il diplomatico egiziano, premio Nobel per la Pace 2005, a capo della AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) accusato di "irresponsabilità e di lentezza" nell'affrontare la questione del nucleare iraniano, vissuto da Tel Aviv come la più importante minaccia alla sua sicurezza.

Prima dell'annuncio del presidente Ahmadinejad, anticipando la presa di posizione di oggi di Tel Aviv, un funzionario della difesa americana aveva dichiarato al Times ieri: "Israele può intervenire allorché gli iraniani arrivino all'attivazione di 3000 centrifughe. Il Pentagono intende attendere un po' più a lungo", poiché lo stato ebraico rappresenta "un'altra questione" nello scacchiere internazionale. Il premier Ehud Olmert ha oggi infatti palesato ciò che già da tempo si preannunciava data l'impopolarità della posizione di El Baradei sull'arricchimento dell'uranio di Teheran.

Il premier israeliano ritiene che El Baradei non dia il giusto peso all'attività nucleare in Iran, paese che ha apertamente dichiarato di voler cancellare Israele dalla cartina geografica, e considera il capo dell'AIEA "non un nemico di Israele ma sicuramente nemmeno un suo sostenitore", come trapelato da una riunione a porte chiuse. "Il dialogo non ha mai fermato i razzi, e mai lo farà" dichiarava già ieri Ehud Barak, il ministro della Difesa israeliano, dopo aver parlato con il Consiglio di Sicurezza, palesando l'intenzione di non seguire la strategia statunitense, volta per il momento ad attendere almeno un po' prima di intervenire contro Teheran.

Dunque il rischio di un bombardamento su territorio iraniano è ora consistente e preoccupa non poco la comunità internazionale, specialmente in seguito al recente blitz aereo israeliano contro una supposta centrale nucleare in Siria.

Vale la pena di ricordare che nel 1981, sotto il regime di Saddam Hussein, Israele distrusse un reattore nucleare in Iraq, considerato l'unica potenza nucleare della regione. Oggi l'attenzione di Tel Aviv si è spostata sull'Iran, gli Usa e gli alleati occidentali credono che il programma nucleare iraniano abbia fini militari, mentre Teheran continua ad affermare che l'arricchimento dell'uranio è solo a fini civili, ma rifiuta un controllo stretto da parte degli osservatori internazionali.

Resta il fatto che la palla è in mano a El Baradei, che dovrà presentare il rapporto sull'attività nucleare iraniana il prossimo 22 novembre al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che in seguito sarà la sede in cui si deciderà se inasprire le sanzioni già in atto contro Teheran. Finora El Baradei ha sostenuto che non vi sono prove chiare che l'Iran intenda produrre armi nucleari e che in ogni caso ci vorranno ancora diversi anni prima che Teheran abbia questa capacità.
Efraim Inbar, del Begin-Sadat Centre for Strategic Studies in Tel Aviv, dice invece che il numero di 3000 centrifughe segnala la capacità di produrre il materiale nucleare necessario per costruire una testata. "Io non sarei sorpreso se la comunità ci lasciasse soli in caso di un nostro intervento - ha precisato - e penso che Israele si stia preparando per questo. Per il nostro paese questo è un momento tecnologico cruciale".
Gli esperti statunitensi ritengono che 3000 macchine che marcino a regime possano produrre uranio arricchito a sufficienza per la fabbricazione di una bomba atomica nell'arco di un anno.

La Gran Bretagna, spaccata al suo interno tra fautori e non di una visitina in Iran la prossima settimana, sta provvedendo a limitare l'entrata di laureati stranieri che vogliano iscriversi a corsi di specializzazione su argomenti scientifici in materie sensibili. L'obiettivo è quello di evitare che studenti iraniani possano diventare esperti in campi relativi alla produzione di armi di distruzione di massa. Sessanta iraniani si sono già visti rifiutare l'iscrizione all'università britannica quest'anno.

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il