Accordi economici di partenariato tra UE e nazioni Africa, Caraibi e Pacifico in partenza nel 2008 ?

Il 1 gennaio 2008, data dell'entrata in vigore degli Accordi di Partenariato Economico (APE) tra l'Unione Europea e i Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) si avvicina



Il 1 gennaio 2008, data dell'entrata in vigore degli Accordi di Partenariato Economico (APE) tra l'Unione Europea e i Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) si avvicina, le pressioni dell'UE per portare a termine i negoziati si fanno sempre più "incombenti" e cominciano a manifestarsi i primi segni di vera opposizione dall'altra parte del mediterraneo.

La protesta parte dalla società civile Keniota, che rappresentata dal "Forum dei piccoli agricoltori" e dall'organizzazione non governativa "Kenya Human Right Commission" per fermare la firma degli APE ha presentato un'ingiunzione presso l'Alta Corte del Kenya, accusando le più alte istituzioni governative di favorire una violazione dei diritti e delle libertà fondamentali della costituzione del Paese.

Ad essere violati, secondo le associazioni, saranno il diritto alla vita e il diritto allo sviluppo, e se ciò accadrà, la responsabilità ricadrà sui parlamentari che invece di fare il proprio lavoro hanno solo pensato a rincorrere i propri interessi economici.

La maggiore preoccupazione della popolazione dei 79 paesi ACP, è che la firma degli accordi, attraverso l'apertura dei loro mercati alle merci, ai servizi, e agli investimenti provenienti dai Paesi europei, metterà sullo stesso piano due economie totalmente diverse, provocando la diminuzione degli introiti, e peggiorando la loro situazione economica già vacillante, invece di migliorarla.
In effetti, questa preoccupazione è stata validata da alcuni studi, in primis quello dell'UNECA (la Commissione Economica delle Nazioni Unite per l'Africa) che ha reso noto come i diversi Paesi africani perderanno dai 100 a 400 milioni di euro circa, in termini di gettito fiscale, una quota che ad esempio rappresenta la spesa annuale per l'istruzione in Uganda.

Ma l'Unione Europea rincara la dose, utilizzando la migliore arma di persuasione che in questo momento possiede: gli aiuti allo sviluppo. Se i Paesi ACP non negozieranno gli APE nei tempi e nelle modalità stabilite dalla Commissione Europea, potrebbe essere ridiscusso l'ammontare dello storico Fondo Europeo di Sviluppo (FES), il principale strumento degli aiuti comunitari, istituito attraverso il trattato di Roma del 1957 e rinnovato attraverso una convenzione ogni cinque anni.

L'ultimo accordo di partenariato (l'accordo di Cotonou) giunge a termine proprio a dicembre del 2007. Il decimo FES, che copre il periodo 2008-2013, dispone di una dotazione finanziaria di oltre 24 miliardi di euro.

Anche la Comunità Caraibica (Caricom) ha affermato la volontà di firmare gli APE entro fine anno, solo tuttavia se il libero commercio sarà affiancato dalla capacità dei Paesi caraibici di essere concorrenziali e competitivi. Non può esistere una misura unica, applicabile a tutti i Paesi, ma bisogna stabilire degli accordi preferenziali, soprattutto tra le grandi economie occidentali e un Paese di 600 mila abitanti che già si trova a fronteggiare gravi problemi sociali, economici e fiscali.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il