Spagna: problemi di politica estera per Zapatero come dimostrano screzi con Venezuela e Nicaragua

La politica spagnola internazionale ed estera dopo le elezioni di Zapatero si era rivelato un successo nell'Unione Europea e in Marocco. Ora riemergono nuovi piccoli problemi.



All'indomani delle elezioni vittoriose del 2004, José Luis Rodríguez Zapatero dava seguito ad uno degli impegni più importanti annunciati in campagna elettorale, quello del ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq. Quell'atto, così significativo da un punto di vista simbolico, annunciava una nuova attitudine della Spagna nel campo delle relazioni internazionali, rispetto alla precedente arroganza del governo Aznar.

Da quel momento, la politica estera spagnola è stata incentrata su una strategia di pace e di cooperazione con gli altri Stati, in primo luogo nei confronti dell'Unione Europea, e poi di quelli storicamente più prossimi per contiguità territoriale e lingua, il Marocco e i paesi del Sudamerica. E non si può dire che Zapatero e, nel governo, il titolare degli Esteri Miguel Ángel Moratinos si siano risparmiati nella realizzazione di questo obiettivo nel corso della legislatura, registrando anche alcuni successi di rilievo.

Da qui, un rinnovato protagonismo della Spagna nel raggiungimento dell'accordo di luglio tra i capi di Stato e di Governo dei Ventisette dell'Unione Europea per il rilancio del progetto europeo.

Più in generale, la ripresa di un rapporto di collaborazione con il Marocco dopo la quasi guerra che entrambi i paesi avevano sfiorato, nel 2002, per la supremazia su un isolotto in mezzo al mare, di nome Perejil; e la conferma di un'attenzione privilegiata nei confronti dei paesi del continente sudamericano attraversato, proprio in questi anni, da un vero e proprio rivolgimento politico, fortemente connotato da un originale sentimento di emancipazione dagli Stati Uniti.

E ancora, la rinnovata intesa realizzata con Francia e Portogallo nel perseguimento dell'organizzazione terroristica basca ETA; nonché, l'impegnata partecipazione di Zapatero alla riunione dell'ONU sul cambiamento climatico.

Ultimamente, però, le cose non sembrano andare per il verso giusto all'estero per il governo Zapatero, e ciò si riverbera immediatamente sulla politica nazionale, in vista delle prossime elezioni politiche di marzo.

Da una parte, il protagonismo del presidente francese, Nicolas Sarkozy, relativamente all'area del Mediterraneo, con la previsione, da parte di questi, di una conferenza dei paesi interessati per la prossima primavera, rischia di far naufragare l'analogo processo avviato alcuni anni fa dall'Unione Europea, che aveva per epicentro la capitale catalana.

Ma sono stati, soprattutto, alcuni avvenimenti recenti a rischiare di compromettere la politica estera spagnola degli ultimi quattro anni.
Primo, in ordine di tempo, il caso della visita del Re Juan Carlos e consorte alle popolazioni delle città di Ceuta e Melilla, enclave spagnola nel territorio del Marocco.

Le autorità del paese africano, con in testa il Re Mohammed VI, hanno reagito molto male al viaggio dei reali di Spagna; sono state perfino evocate similitudini con la situazione palestinese. Tuttavia, l'incidente pare ora essere rientrato, così almeno assicura la diplomazia spagnola.

Per finire con l'ultimo episodio che, nei giorni scorsi, ha fatto il giro del mondo, accaduto alla conferenza ibero-americana, a Santiago del Cile: quello dell'alterco tra Zapatero, costretto a difendere José María Aznar dalle accuse di fascismo rivolte da Hugo Chávez, presidente del Venezuela; col Re Juan Carlos che prima perde le staffe e si rivolge malamente a Chávez, intimandogli di stare zitto e poi, alle parole del presidente del Nicaragua Daniel Ortega, che accusa la Spagna di essersi intromessa negli affari interni del suo paese, si alza e se ne va.

Ora, tutti cercano di ridimensionare l'accaduto, togliendogli alcuna valenza per il futuro; con il governo spagnolo e quello nicaraguense che si dicono convinti che non perciò cambieranno le buone relazioni Spagna-Nicaragua, Spagna-Venezuela e il presidente Chavez che si augura non vi siano conseguenze sui rapporti tra i due paesi, anche se rivendica di essere capo di Stato tanto e quanto il Re di Spagna, con la differenza - sottolinea - che lui è stato eletto per ben tre volte.

E, in Spagna, mentre Aznar ringrazia Zapatero e il Re per il sostegno
dimostratogli, Mariano Rajoy, leader del PP, considera adeguato il comportamento del capo dell'esecutivo spagnolo che, però, sostiene, giunge in ritardo, perché quanto avvenuto dimostra come il governo abbia sbagliato nelle sue politiche di alleanza.
Izquierda Unida e Esquerra Republicana, invece, pur con toni diversi, sono concordi nel criticare il comportamento del Re Juan Carlos.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il