Governo in Germania: la grande coalizione di Angela Merkel riuscirà ad arrivare a fine mandato ?

La grande coalizione di Angela Merkel riuscirà ad arrivare alla fine della legislatura ?



Cambio della guardia ai vertici del governo tedesco. Il vice cancelliere e ministro del Lavoro Franz Münterfering, uomo chiave dell'ala riformista del partito socialdemocratico e garante della collaborazione con i cristianodemocratici, ha lasciato l'incarico.
La grande coalizione di Angela Merkel riuscirà ad arrivare alla fine della legislatura oppure è imminente una rottura che renderebbe inevitabili le elezioni anticipate?

Ronald Pofalla, Segretario generale della Cdu, l'Unione Cristiano-democratica del Cancelliere Angela Merkel, ha definito Franz Münterfering un "pilastro importante" nel successo della coalizione. Ora, dalla Spd arrivano i sostituti. L'ormai ex vicecancelliere ha fatto sapere che sarà l'attuale capo della diplomazia tedesca, il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier a prendere il suo posto e che, alla guida del ministero del Lavoro arriva il quarantanovenne Olaf Scholz, già capogruppo della Spd al Bundesrat. Due nomi formulati "all'insegna della competenza e della continuità di governo in accordo con la Cancelliera Merkel", come viene affermato dal segretario Beck sul sito ufficiale del partito socialdemocratico.
Ufficialmente, dunque, Münterfering si è dimesso per motivi familiari, poiché la moglie è da tempo malata di cancro e, nelle ultime settimane la sua malattia si sarebbe aggravata. Nel 2004 aveva assunto la guida della Spd al posto dell'ex cancelliere Gerhard Schröder, suo stretto alleato, e proprio la brusca frenata all'attuazione del pacchetto di riforme (avviate a suo tempo da Schröder e portate avanti dalla Merkel) decisa nell'ultimo congresso socialdemocratico di Amburgo lasciano ben pochi dubbi sul carattere politico delle sue dimissioni.

Da tempo era in aperta polemica con l'ala sinistra del suo partito decisa a superare la grave crisi di consensi che attraversa la socialdemocrazia tedesca imponendo una brusca frenata all'attuazione della famosa Agenda 2010: tagli ai sussidi di disoccupazione per incoraggiare il rientro nel mercato del lavoro, riduzione di alcuni benefici sociali, innalzamento a 67 anni dell'età pensionabile per rendere il sistema finanziabile. Una "cura dimagrante" che, se anche ha avuto il merito di riportare la Germania a primeggiare in Europa con un bilancio pubblico che si avvicina al pareggio e un tasso di disoccupazione in forte calo, dall'altra parte ha richiesto i sacrifici più duri proprio a quei lavoratori dipendenti da sempre base elettorale della socialdemocrazia, facendo registrare un'allarmante fuga di consensi a sinistra, in casa Linke.

Su questo sfondo la sinistra socialdemocratica ha avuto gioco facile all'ultimo congresso dove, sotto la guida del nuovo leader del partito Kurt Beck, è riuscita a imporre la sua linea per uscire dalla crisi: quella retromarcia sulle riforme che Müntefering non ha voluto accettare. Beck, che gli osservatori in un prrimo momento davano già con le valigie pronte per Berlino, ha "declinato" l'invito a diventare il vice della Merkel. Forse per non vincolarsi troppo alla ferrea disciplina di governo, forse perché non è più così pronto a scommettere su un bis della grande coalizione nelle elezioni del 2009.
La recente virata a sinistra gli ha assicurato la rielezione al Congresso nazionale di tre settimane fa con il 95 per cento dei voti. Lo stesso congresso dal quale sono giunte indicazioni precise al Governo: l'introduzione di un salario minimo di 9 euro l'ora per i postini, la privatizzazione delle ferrovie con emissione di azioni popolari, il prolungamento dell'assegno di disoccupazione per i più anziani. Al vertice di governo di lunedì scorso è passata però soltanto l'ultima proposta, ma con l'abbassamento del contributo di disoccupazione dal 4,2 al 3,3 per cento.

Le dimissioni di Müntefering sono state annunciate dopo quella burrascosa riunione tra i due partiti della coalizione durante la quale il vicecancelliere si è trovato ancora una volta in disaccordo con il suo stesso partito.

Non a caso, nel commentarle, Michael Naumann, capolista Spd ad Amburgo, invita il partito a "proseguire sulla strada dell'equità sociale". " Le sue dimissioni dal Governo - spiega Naumann - sono un segnale alla Coalizione ma anche alle elettrici ed agli elettori: una Cancelliera che si oppone all'introduzione di nuovi parametri per il salario minimo, dimostra di non aver compreso le difficoltà che soverchiano milioni di lavoratori in Germania. Le dimissioni di Müntefering impongono dunque alla Spd di proseguire la sua battaglia contro il divario economico e sociale che sta minando alla base il nostro paese".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il