Nicolas Sarkozy: primo discorso all'Unione Europea. Piace sia alla destra che alla sinistra

Il contenuto del discorso era teso a recuperare il ruolo centrale della 'sua' Francia nel processo di integrazione europea



Era la prima volta che il neo-eletto Presidente della Repubblica francese prendeva la parola di fronte al Parlamento Europeo.

Il clima era quello delle grandi occasioni e Nicolas Sarkozy, dal suo punto di vista, non ha deluso, perchè ha subito messo i piedi nel piatto sostenendo che il "NO" dei francesi alla Costituzione Europea esprimeva il bisogno di più Europa e non di meno Europa.

Il contenuto del discorso era teso a recuperare il ruolo centrale della "sua" Francia nel processo di integrazione europea, e sapendo di avere un uditorio sensibile ai richiami federalisti ha premesso di aver sostenuto a spada tratta -lui francese- il ricorso al voto a maggioranza del Consiglio Europeo contro l'immobilismo dell'unanimità che costringe a seguire il passo dei Paesi più anti-europeisti.

Sarkozy ha poi rivendicato il successo dell'accordo sul "mini-trattato", sostenendo che con esso l'Europa ha risolto i problemi istituzionali, ma non quelli politici.
A questo proposito, il presidente ha presentato alcune idee, che saranno sviluppate come proposte che la Francia avanzerà durante la sua presidenza, che concluderà la legislatura europea, nel secondo semestre 2009.

Le proposte accennate, come nel suo stile, sono difficili da catalogare secondo lo schema destra-sinistra. In esse si possono infatti rintracciare riferimenti presenti in entrambe le culture politiche, ed era interessante, a questo proposito, osservare l'aula e vedere che quando applaudiva la destra non applaudiva la sinistra, e viceversa.

Certo è che in tutto il suo discorso Sarkozy non ha mai pronunciato la parola "sociale", attaccando invece il solipsismo della Banca Centrale Europea, e toccando il tabù della fiscalità; la conclusione è stata dedicata al tema delle "tasse ecologiche", partendo da una dura critica al capitalismo finanziario, responsabile di prosperare sulle rendite e di "svalorizzare" le imprese che producono beni e servizi, dichiarando così di voler salvare il capitalismo dalla speculazione. "Le politiche di concorrenza - è stato un passaggio della relazione -  sono un mezzo e non un fine", rivendicando quando necessario l'opportunità degli aiuti di Stato.

In Europa, secondo Sarkozy, non si deve aver paura di pronunciare la parola "protezione", perché è stata proprio la sensazione di non essere stati sufficientemente protetti ad aver ingenerato in molti cittadini l'avversione verso le istituzioni europee. Strano, a questo proposito, che le politiche sociali non siano state comprese nella sua visione di protezione, affidata più a meccanismi di difesa di ogni singolo Paese o dell'Europa stessa verso il mondo esterno, che non alla possibilità di affermare diritti e politiche di regolazione del mercato; non a caso, in questo contesto, lo stesso Sarkozy ha posto la necessità di "rifondare" la politica agricola europea.

Sulle questioni internazionali il presidente non si è molto dilungato, confermando l'impressione che nella sua visione il mondo esterno è più che altro un nemico da cui difendersi. Non ha però mancato di evocare l'esigenza di rinnovamento dell'Alleanza Atlantica e la politica di Difesa Comune come necessità impellente.

Infine il presidente Sarkozy ha ripreso la proposta di Unione Mediterranea, sostenendo che se fosse bastato il processo di Barcellona non ci sarebbe stato bisogno di parlare di un suo rilancio.

Vedremo quali saranno gli sviluppi futuri, in ogni caso, benvengano proposte che smuovono la palude del dibattito politico europeo. Sul futuro dell'Europa è pero difficile accettare il giudizio di Sarkozy secondo cui il "minitrattato" avrebbe risolto tutti i problemi istituzionali, visto che lui stesso ha proposto una commissione di saggi che, a questo punto, non si capisce cosa dovrebbe fare.

Meglio allora affidarsi a meccanismi democratici quali un mandato al Parlamento Europeo o l'elezione di una vera e propria assemblea Costituente, per affrontare sia i contenuti cioè, quelle che Sarkozy definisce "le politiche", sia ulteriori progressi nelle istituzioni, e cioè tentare di arrivare a quella Costituzione che i governi  non sono stati capaci di dare all'Europa.

Ciò potrebbe essere più utile rispetto a quella specie di "nazionalismo europeo", che traspariva come messaggio complessivo dal discorso del Presidente della Repubblica Francese.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il