Sciopero nazionale in Francia dei trasporti e dell'energia contro le pensioni paralizza la nazione

Il motivo dello sciopero è il previsto allineamento delle pensioni dei parastatali a quelle dei privati e il prolungamento della durata di versamento dei contributi da 37,5 a 40 anni



La protesta è incominciata martedì notte, con l'astensione dei macchinisti. Stamattina è stato il turno della rete metropolitana (Ratp) e delle compagnie di fornitura del gas e dell'elettricità (Gaz de France e Electricité de France). Ha circolato solo un treno della metro su cinque, il 15% degli autobus. Praticamente interrotti i collegamenti con la periferia. Risultato: più di 300 km complessivi di code (il doppio della media ordinaria) per raggiungere Parigi.

Il motivo dello sciopero è il previsto allineamento delle pensioni dei parastatali a quelle dei privati e il prolungamento della durata di versamento dei contributi da 37,5 a 40 anni. La riforma sancirebbe la fine del sistema pensionistico privilegiato applicato ai dipendenti del trasporto e dell'energia, che complessivamente sono circa 500mila.
Nulla di nuovo: nel 1995, quando all'Eliseo sedeva Jacques Chirac, ci furono tre settimane di sciopero per una proposta simile, che paralizzarono il paese e costrinsero il Presidente a tornare sui propri passi. E il 18 ottobre scorso il 70% dei dipendenti degli stessi settori ha incrociato le braccia.

Nonostante i segnali di possibile compromesso giunti dopo l'incontro tra Bertrand e i rappresentanti della Cgt e del sindacato autonomo Unsa, che hanno proposto l'avvio di negoziati separati piuttosto che un tavolo unico per tutti i settori coinvolti, il governo non pare intenzionato ad arretrare. Il ministro ha già dichiarato di non essere disponibile a rivedere il contenuto della riforma, ma ritiene possibile la discussione diretta tra sindacati e imprese su eventuali assestamenti.
Un segnale preciso a riguardo è l'impegno diretto di Sarkozy, che invece di delegare interamente la trattativa al suo primo ministro, è rimasto in prima linea incontrando i dirigenti di Sncf (ferrovie), Ratp, Edf, Gdf.

Sarkosy prosegue lungo la sua strada: "nessuno potrà distogliermi dal mio obiettivo. Queste riforme i francesi le hanno approvate. Ho detto loro tutto quanto prima delle elezioni per poter fare tutto quanto dopo". Il presidente ritiene di avere l'opinione pubblica dalla sua parte: secondo l'istituto Csa infatti, la maggioranza dei francesi considera lo sciopero "un conflitto settoriale contro l'interesse generale".
I sindacati comunque non demordono e promettono battaglia fino al ritiro della riforma. Solo quest'anno il governo dovrà versare 5miliardi di fondi extra perché le trattenute non sono sufficienti a coprire le necessità.

Le proteste delle ultime ore non sono le uniche a cui deve far fronte il governo francese. I movimenti studenteschi continuano a lanciare iniziative contro la legge di riforma delle università, che dà maggiore autonomia agli atenei, votata ad agosto: bloccate 13 delle 85 università del paese.
Il 20 novembre incroceranno le braccia i dipendenti del settore pubblico, contrari ai tagli di 23mila posti di lavoro previsti dal governo e alla riduzione degli stipendi.
E il 29 dello stesso mese sarà il turno dei magistrati, che sciopereranno contro la riforma della carta giudiziaria e la soppressione di alcuni tribunali.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il