Scioperi in Germania e Francia paralizzano le nazioni: le pensioni principale motivo di protesta

La pratica dello sciopero si registra con una certa insistenza anche in altre zone d'Europa, in particolare Francia e Germania.



La pratica dello sciopero si registra con una certa insistenza anche in altre zone d'Europa, in particolare Francia e Germania, di certo due tra le nazioni più importanti nel vecchio continente, che seppure in modi e forme diverse contribuiscono al tentativo di una Unione europea, ancora alle prese con mille difficoltà.

1) Germania.

Partiamo dalla situazione tedesca, dove il sistema ferroviario è stato paralizzato attraverso uno sciopero dei lavoratori che ha bloccato milioni di pendolari e viaggiatori, soprattutto nelle zone dell'ex Ddr. Nella vecchia Germania Est, infatti, il sindacato dei ferrovieri Gdl, tra gli organizzatori della giornata, è più forte che altrove. L'agitazione, iniziata alle due del mattino del 15 novembre, si protrarrà sino alle due del mattino di sabato notte. Mercoledì alle 12 era invece iniziato lo sciopero del traffico-merci su rotaia, proclamato sempre dallo stesso sindacato, che ora è arrivato a minacciare di proseguire le agitazioni fino a Natale. Un elemento, questo, che lascia di per sé intendere la differenza "strategica" che intercorre tra gli scioperi organizzati in Italia e altri organizzati in Europa.

Tra le motivazioni della protesta troviamo la questione contrattuale. Il confronto tra le parti, che dura da alcune settimane, è particolarmente duro e ha già provocato cinque arresti nel lavoro. Il sindacato GDL, che può contare oltre 30.000 lavoratori tra i suoi tesserati, reclama degli aumenti salariali consistenti (fino al 30%), finora categoricamente rifiutati dalla Deutsche Bahn. DA aprte loro, le Ferrovie hanno proposto incrementi fino al 10%, in cambio di due ore di straordinari a settimana; un'offerta, questa, categoricamente respinta dal sindacato.

2) Francia.

Nelle terre dei "cugini" d'oltralpe si intensifica invece il braccio di ferro tra le organizzazioni sindacali e il governo Sarkozy. Come era prevedibile, dopo lo sciopero contro la riforma dei regimi pensionistici e la giornata di mobilitazione indetta anche qui dai dipendenti delle Ferrovie, si sono aggiunti gli scioperi di altre categorie di lavoratori, e la protesta degli studenti contro il progetto di autonomia degli atenei, sta paralizzando la Francia.

La conseguenza di tutto questo sta ricadendo soprattutto sulla viabilità, dato che la circolazione sulle strade, in particolare nella zona dell'Ile de France, è rimasta pressoché bloccata tutto il giorno; secondo la nota emanata dal Centro di informazione stradale, in mattinata il traffico ha fatto registrare addirittura un totale di 277 chilometri di code, tenendo presenti soltanto autostrade e superstrade.
La Sncf, l'azienda ferroviaria francese, ha fatto sapere che continueranno a circolare 150 dei 700 treni ad alta velocità, mentre rimarrà regolare il traffico degli Eurostar e "Thalys", pur con qualche prevedibile ritardo. Per quanto riguarda la metropolitana parigina, sembra funzionare un convoglio ogni 3-4, e della linea ferroviaria urbana (RER) circola solo un terzo degli autobus e dei tram.

In Francia questa vertenza sindacale è considerata il primo vero test su cui si confronta l'esecutivo del presidente Sarkozy, che ha fatto della riforma pensionistica dei regimi speciali un passo chiave e simbolico della sua volontà di cambiamento. Il ministro del Lavoro, Xavier Bertrand, al termine di un nuovo incontro coi sindacati, ha accordato loro ancora un mese per trovare un accordo con le aziende. I sindacati dei ferrovieri (Cgt, Cfdt, Fo, Cftc, Unsa, Sud-Rail) si incontreranno oggi per prendere una decisione.

Nel frattempo, un sondaggio pubblicato dal quotidiano conservatore "Le Figaro", vicino alle posizioni di Sarkozy, afferma che l'84% dei francesi ritiene che il governo non cederà di fronte alle pressioni e la protesta, essendo considerata "impopolare" dal giornale, in quanto vorrebbe ostacolare la rimozione di quelli che la maggioranza considera dei privilegi, e che i manifestanti giudicano invece diritti acquisiti. Lo stesso Figaro parla anche di una sinistra in imbarazzo di fronte a una riforma inevitabile. E le scarse reazioni politiche, in questo senso sembrano dare credito alla teoria.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il